Ci eravamo tanto amati. Racconto di una crisi

Ripercorriamo le tappe fondamentali che hanno portato alla fine del governo giallo-verde.

Salvini, Conte e Di Maio durante il discorso del premier al Senato, 20 Agosto 2019, immagine Ansa.

Martedì sera il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo una seduta fiume al Senato, è salito al Quirinale per rassegnare le proprie dimissioni e rimettere nelle mani del Presidente Mattarella il proprio mandato.
Ma come siamo arrivati a questo punto?

7 Agosto: il voto sulla Tav

La prima crepa sorta sul percorso del governo del cambiamento si palesa nella mattinata del 7 Agosto. L’ordine del giorno di Palazzo Madama prevede, tra le altre cose, il dibattito e la votazione su una mozione, presentata dal Movimento 5 stelle, riguardante il blocco dei cantieri della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. La proposta grillina non solo subisce il danno della bocciatura, con 181 voti contrari, ma anche la beffa. Dopo pochi minuti una nuova mozione presentata dal Partito Democratico e favorevole alla prosecuzione dei lavori per la realizzazione della Tav, raccoglie il beneplacito di tutti i partiti politici, ivi compresa la Lega, azionista di minoranza del governo.
È con 180 sì e 109 no che, per la prima volta dall’inizio della legislatura, la maggioranza si trova spaccata a metà ed è proprio nei momenti successivi alla seduta in Senato che qualcosa di pesante inizia a muoversi tra le fila dei due partiti di governo.
La prima emblematica reazione espressa a margine del voto in aula riporta la firma del capogruppo leghista Romeo: «Chi dice no all’opera si prenderà la responsabilità politica delle scelte che si faranno nei prossimi giorni e nei prossimi mesi».
A queste dichiarazioni risponde in serata Luigi Di Maio con un post su Facebook. Pur non attaccando in modo esplicito i compagni di governo il capo politico del M5S rivendica la scelta del no ad «un’opera nata vecchia, di 30 anni fa, senza un futuro. Un’opera che vogliono solo Bruxelles e Macron». L’intervento del leader campano, anche se in maniera velata, lascia trapelare che la questione Tav, un pilastro ideologico del primissimo Movimento, avrebbe evocato una forte reazione grillina. Nei giorni successivi, infatti, si paleseranno sulle pagine ufficiali e affini al Movimento i primi post-frecciatine verso le scelte della Lega rispetto alla Tav e ad un presunto accordo di voto con il PD, facendo tornare in mente ai più i toni e i metodi usati in campagna elettorale.

I risultati del voto sulla mozione Tav al Senato, 7 Agosto 2019. Immagine di La7.

8 Agosto: la nota di Salvini

La seconda tappa di questo strano tour balneare si sviluppa il giorno successivo al voto sulla Tav.
È il leader della Lega Matteo Salvini ad aprire le danze con la pubblicazione di una nota ufficiale che non lascia spazio a dubbi.

Inutile andare avanti a colpi di NO e di litigi, come nelle ultime settimane, gli Italiani hanno bisogno di certezze e di un governo che faccia, non di “Signor No”. Non vogliamo poltrone o ministri in più, non vogliamo rimpasti o governi tecnici: dopo questo governo (che ha fatto tante cose buone) ci sono solo le elezioni. L’ho ribadito oggi al Presidente Conte: andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c’è più una maggioranza, come evidente dal voto sulla Tav e dai ripetuti insulti a me e alla Lega da parte degli “alleati”, e restituiamo velocemente la parola agli elettori.

Il Ministro dell’interno chiarisce quindi, una volte per tutte, la linea di partito e lascia svanire gli ultimi dubbi su un possibile litigio tra coniugi di governo.
A questo punto è Luigi Di Maio, forse preso in contropiede dalle parole di Salvini, a rispondere in modo inaspettato. Il capo politico dei 5 stelle, incalzato dai giornalisti sulla crisi in atto risponde di «essere tranquillo» e aggiunge «stiamo lavorando per il paese». Queste parole, in una situazione così delicata fanno pensare ad un possibile rientro della crisi, ma è lo stesso Di Maio, qualche ora dopo, forse con idee più chiare, a rispondere fermamente al leader leghista.

Noi siamo pronti, della poltrona non ci interessa nulla e non ci è mai interessato nulla, ma una cosa è certa: quando prendi in giro il Paese e i cittadini prima o poi ti torna contro.

Preso atto della volontà della Lega il Presidente del Consiglio convoca una conferenza stampa in tarda serata.
Il monologo di Conte conferma e rinvigorisce il clima conflittuale. Il premier, a lungo additato come premier ombra, intraprende con questo intervento un recupero tenace e fermo (che terminerà con il discorso al Senato il 20 Agosto) della caratura istituzionale che dovrebbe essere sottintesa alla sua carica, ma che nel tempo è sembrata mancare.
L’affondo nei confronti del proprio vicepresidente leghista, colpevole di «voler andare a votare e capitalizzare il consenso di cui il partito attualmente gode», sarà un leitmotiv nei giorni che seguiranno.

La conferenza stampa del Presidente Conte, 8 Agosto 2019. Video di Palazzo Chigi.

9 Agosto: la parlamentarizzazione della crisi

Dopo le dichiarazioni dei tre vertici del governo inizia un processo che viene definito “parlamentarizzazione della crisi”. Niente di complicato in realtà: i leader formalizzano in Parlamento una crisi di governo che fino a quel momento era stata invocata solo a parole.
La Lega decide quindi di presentare in Senato una mozione di sfiducia contro il governo e invoca elezioni anticipate.
Sorge tuttavia un problema. Venerdì 9 Agosto è l’ultimo giorno lavorativo prima della settimana di ferragosto e la sfiducia, prima di essere discussa e votata, necessita di essere calendarizzata. Fissare, però, il voto di sfiducia nei giorni adiacenti al 15 Agosto appare ai più una forzatura. Il tutto viene quindi rimandato a Martedì 13, alla riunione dei capigruppo.

Il segretario del PD Nicola Zingaretti e Matteo Renzi, immagine del Messaggero

10-11 Agosto: mare mosso

Il weekend che per molti precede la meritata pausa estiva si caratterizza per la messa in moto del vecchio motore politico. I colloqui, le telefonate e gli incontri dei giorni precedenti danno i loro frutti e le prime contraddizioni, tipiche della politica italiana, tornano a galla.
Il centro-destra a trazione leghista esprime la volontà di andare al più presto alle urne, malgrado Forza Italia, il partito di Berlusconi, rischi una debacle storica stando agli ultimi sondaggi.
Il Movimento 5 stelle, anch’esso fortemente in calo, risponde impavido alla chiamata alle urne, ragionando però su un eventuale governo di responsabilità con gli acerrimi avversari del «Partito di Bibbiano», gli unici che potrebbero avallare la riforma costituzionale del taglio dei parlamentari.
Il Partito Democratico, osservando la ferma tradizione della dis-unità, esprime più linee, sintetizzabili in due correnti. Renzi (non più segretario), che dispone della maggioranza della compagine parlamentare, preferisce formare un governo di lunga durata. Un po’ per riabilitarsi come figura di spicco, un po’ per infastidire Zingaretti e un po’ per ottenere più tempo e studiare la nascita del suo nuovo partito. Il segretario Zingaretti preferisce invece andare subito a elezioni anticipate. Un po’ per liberarsi della maggioranza renziana in aula, un po’ per recuperare qualche voto in più che i sondaggi gli attribuiscono.

13 Agosto: ci vediamo dopo le ferie

La riunione dei capigruppo, presieduta dalla presidente del Senato, fissa le comunicazioni del Presidente Conte il 20 Agosto ma non stabilisce la data in cui si discuterà la mozione di sfiducia presentata dalla Lega lo scorso 9 Agosto.
Lo stesso giorno i quotidiani svelano alcuni retroscena (che si riveleranno improbabili nelle ore successive) riguardo ad una possibile «coalizione Ursula» formata da PD, FI e M5S, con il compito di redigere la legge di bilancio nei termini previsti per non incorrere nel temuto esercizio provvisorio e condurre il paese a elezioni.

Un momento della riunione dei capigruppo del Senato, Roma 12 agosto 2019. ANSA/GIUSEPPE LAMI

14-17 Agosto: tutti contro tutti

Nei giorni che anticipano la settimana decisiva per le sorti del governo il motore politico aumenta di giri. Da ogni dove spuntano dichiarazioni e affondi dei vari leader. Il più rumoroso è sicuramente Carlo Calenda, già ministro allo sviluppo economico sotto i governi Renzi e Gentiloni, a farci sapere che in caso di alleanza PD-M5S lascerà il partito per formarne uno suo.
L’avvicinamento dem-5 stelle si fa più probabile ed è Salvini, sorpreso e indispettito da questa ipotesi, a spalancare nuovi scenari. Il leader leghista apre alla possibilità di appoggio alla riduzione dei parlamentari, purché si vada ad elezioni anticipate subito dopo. Il giorno di ferragosto, poi, si spinge fino a smentire la sua volontà di interrompere l’esperienza di governo.
Infine, nel tentativo di una ricucitura in extremis, dichiara: «spero di essere ministro ancora a lungo: il mio telefono è sempre acceso».
Questa giravolta di dichiarazioni poco coerenti portano per la prima volta, secondo indiscrezioni di Repubblica, a screzi interni alla Lega. Il Sottosegretario alla presidenza Giancarlo Giorgetti, secondo il quotidiano, avrebbe confessato come la scelta di staccare la spina all’esecutivo fosse stata interamente architettata dal segretario, senza una adeguata discussione coi fedelissimi.

Un estratto della conferenza stampa del Ministro dell’Interno Salvini a Castel Volturno, 16 Agosto 2019. Video di Repubblica.

18 Agosto: ritorno alle origini

Nella Domenica di Sant’Elena torna a riunirsi, dopo essere stato riposto in cantina, il consiglio dei probiviri, l’antico “direttorio” del Movimento. I vertici del M5S si ritrovano a casa del fondatore Beppe Grillo per discutere la linea da seguire. Di Maio, Casaleggio, il presidente della Camera Roberto Fico, Di Battista, la senatrice Paola Taverna e i due capigruppo Patuanelli e D’Uva. Questa è la lista degli invitati che detterà la comunicazione apparsa sulla pagina Facebook del Movimento e sul blog delle stelle. Una nota che toglie gli ultimi dubbi: la chiusura a Salvini è definitiva.

20 Agosto: sprint finale

Il tour balneare conclude il suo percorso con l’ultima tappa, che richiama molto gli Champs-Élysées conclusivi di ogni Tour de France. Come l’ultimo appuntamento della competizione ciclistica anche il Senato si adopera per ospitare la sua potenziale corsa finale.
In un’aula gremita come poche volte si è vista in questa legislatura e dinnanzi all’intera squadra di governo, il Presidente Conte si esibisce nel suo discorso.
L’intervento dura 53 minuti. Nella fase iniziale il premier ricorda una volontà a lui cara e già espressa in precedenza, quella di avere una crisi «chiarita in un dibattito pubblico che consenta trasparenti assunzioni di responsabilità». Prosegue sottolineando la gravità del momento: «i tempi di questa decisione espongono il paese a gravi rischi: una crisi in pieno agosto comporta elezioni anticipate in autunno. Considerando i tempi costituzionalmente necessari per la convocazione delle camere e la formazione del governo, il rischio di ritrovarsi in esercizio provvisorio è altamente probabile». Al pronunciarsi di queste parole dai banchi della Lega partono i primi fischi, che accompagneranno a lungo l’intervento del presidente e si faranno più forti nei passaggi di critica nei confronti di Salvini.

La scelta di rinviare fino a oggi la comunicazione di una scelta assunta da tempo è un gesto di grave imprudenza istituzionale, irriguardoso nei confronti del Parlamento e suscettibile di precipitare il Paese in una spirale pericolosa di incertezza politica e di instabilità finanziaria. Questa decisione è stata annunciata subito dopo aver incassato l’approvazione con la fiducia del decreto sicurezza bis, con una coincidenza temporale che suggerisce opportunismo politico.

L’affondo prosegue.

Palesemente contraddittorio appare infine il comportamento di una forza politica che, pur dopo aver presentato al Parlamento una mozione di sfiducia, non ritiri i propri ministri.

E rivolgendosi direttamente al Ministro dell’Interno:

Se tu avessi mostrato cultura delle regole, sensibilità istituzionale, l’intera azione di governo ne avrebbe tratto giovamento.

Dopo aver ascoltato parte del discorso di Conte appare chiaro come l’insofferenza di questi mesi tra il premier e Matteo Salvini stia emergendo con forza, quasi a voler significare uno sfogo a lungo trattenuto, palesato con la frase sui simboli religiosi più volte ostentati dal Ministro dell’Interno.

Permettimi un’ultima osservazione: questa in verità non te l’ho mai riferita. Chi ha compiti di responsabilità dovrebbe evitare, durante i comizi, di accostare agli slogan politici i simboli religiosi. Questi comportamenti non hanno nulla a che vedere con il principio di libertà di coscienza religiosa.

Il discorso infine vira sull’unico sbocco possibile, l’interruzione del governo giallo-verde.

La decisione della Lega, che ha presentato mozione di sfiducia e ne ha chiesto calendarizzazione, oltre ai comportamenti chiari e univoci, mi impongono di interrompere qui quest’esperienza di governo.

Il discorso integrale del Presidente Conte al Senato, 20 Agosto 2019. Video di Repubblica.

Concluso l’intervento è ora il turno delle risposte. È Salvini il primo incaricato di controbattere al presidente e, dopo essere passato dai banchi del governo a quelli dei parlamentari, apre il suo discorso.
«Rifarei tutto quello che ho fatto, tutto». Inizia così il vicepremier, riprendendo i toni spesso usati in altre occasioni e ambienti, a sottolineare come a suo avviso luoghi istituzionali e piazze richiedano la stessa informalità.

Pericoloso autoritario, preoccupante, irresponsabile, opportunista, inefficace, incosciente, bastava il Saviano di turno a raccogliere tutta queste sequela di insulti.

E riprende con il pezzo forte del leghismo.

In Italia si arriva se si ha il permesso di arrivare.

L’intervento del Ministro dell’Interno ripercorre in successione tutte le rivendicazioni del programma leghista: dalla volontà di fare una legge di bilancio «coraggiosa» passando dai simboli religiosi e finendo con le famiglie «fatte da mamme e papà».
La conclusione verte invece su un’ennesima riapertura in extremis verso gli ormai ex compagni di governo. Taglio dei parlamentari e poi voto, questa è la proposta della Lega.

Salvini parla al Senato in risposta a Conte, 20 Agosto 2019. Immagine di SenatoWebTv.

Il dibattito parlamentare prosegue ancora a lungo. Sono diversi i senatori che prendono la parola. In ordine cronologico: Emma Bonino, Matteo Renzi, Ignazio La Russa, Anna Maria Bernini, Pietro Grasso, Nicola Morra, Franco Mirabelli, Luigi Zanda, Massimo Mallegni, Gregorio De Falco, Dario Stefano, Andrea Cangini, Riccardo Nencini, Adolfo Urso, Simona Flavia Malpezzi, Antonio Saccone, Vasco Errani, Francesco Zaffini, Isabella Rauti, Alberto Bagnai, Lucio Malani, Paola Taverna, Loredana De Petris, Raffaele Fantetti, Andrea Marcucci, Stefano Patuanelli.

Infine è lo stesso Presidente Conte a replicare, con un breve enunciato, agli interventi dei parlamentari.
Quest’ultima risoluzione del premier, seppur meno rilevante rispetto all’intervento iniziale, segna l’arrivo a traguardo del tour balneare.
La prima parte dell’intervento rivendica i risultati ottenuti dal governo e
con due frasi mirate lancia un chiaro messaggio: ciò che è stato fatto al fianco della Lega, in questi 14 mesi di governo, non è un percorso da abiurare.

Non rinnego nulla di quello che abbiamo fatto.

Vorrei chiarire: nessun ravvedimento.

Queste parole assumono un forte significato andando, forse inavvertitamente, a contraddire le parole di Nicola Zingaretti. Nel pomeriggio infatti, mentre si dibatteva in Aula, il segretario dem informava a mezzo Facebook come fosse necessaria una rottura col passato e il riconoscimento di certi errori fatti dalla compagine grillina per una potenziale alleanza futura.

Il discorso prosegue e dopo aver precisato come la «leale collaborazione» tra ministri e presidente fosse venuta meno nel tempo, il premier lancia un’ulteriore stoccata alla Lega e a Salvini.

La Lega ha presentato una mozione di sfiducia, ne ha chiesto l’immediata calendarizzazione, ha chiesto elezioni subito. Addirittura ha sollecitato l’appoggio dei cittadini diretto per ottenere questo risultato. Mi viene riferito da una agenzia che questa mozione adesso sarebbe stata ritirata.

Conte cita la notizia riportata dall’Ansa sul ritiro della sfiducia presentata dalla Lega lo scorso 9 Agosto, ma mai calendarizzata. La mossa inaspettata e poco coerente con le dichiarazioni avvenute nei giorni scorsi sorprende tutti.
È il premier a questo punto a prendere in mano la situazione.

Nessun problema. È evidente che la responsabilità di una crisi porta visibile la sua firma, ma se gli manca il coraggio, il coraggio sul piano politico, non c’è problema: me lo assumo io.

Conte ripete come la Lega non abbia il coraggio di porre la propria firma su una crisi di governo da essa innescata e conclude che in serata salirà al Quirinale.

Cosa succede adesso?

Le dimissioni che Conte ha presentato al Presidente Mattarella mettono in moto il gioco delle consultazioni. Tutti i leader e le varie delegazioni, comprese quelle dei partiti minori, si recheranno dal Presidente della Repubblica per indicare le proprie proiezioni sul futuro della legislatura.
Al capo dello Stato spetterà quindi, in questi giorni, sentire le idee delle principali figure politiche e tirare le somme: elezioni anticipate o nuova maggioranza?
Il nostro tour balneare è arrivato a conclusione, spetta ora a Mattarella indicare un potenziale vincitore.

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