Un racconto dalla Romagna: Matteo Salvini alla fiera dei becchi

Santarcangelo è un centro abitato di poco più di venti mila abitanti in provincia di Rimini. Si trova in una zona della Romagna che viene chiamata Valle del Marecchia, e da qualche giorno in paese non si fa che parlare di due cose: la “fira di bécch” e Matteo Salvini.
La fiera dei becchi è una vecchia tradizione che ogni anno, in occasione del patrono di San Martino, decora il centro storico e attira curiosi da tutto il circondario. Una settimana fa, proprio quando i primi giostrai si prodigavano nel montare i propri macchinari nella zona dell’Area Campana adibita a Luna Park, alcuni quotidiani locali riportavano la notizia che il senatore Salvini sarebbe venuto in visita a Santarcangelo proprio questa domenica.

Le tradizionali corna appese all’Arco Ganganelli.

Mentre attendo l’arrivo dell’ex ministro su una panchina, rileggo al cellulare tutte le notizie dei giornali locali nella speranza di cogliere qualche indizio sulla scaletta del pomeriggio. In pochi sanno dove arriverà e cosa farà.
Il prossimo gennaio saremo chiamati a decidere chi governerà l’Emilia Romagna e la campagna elettorale è già entrata nel vivo. Salvini è accompagnato dalla candidata alla presidenza per la Lega, Lucia Borgonzoni e da Jacopo Morrone, deputato e segretario della Lega Romagna. Capisco di essere nel luogo giusto quando la presenza di forze dell’ordine si fa più forte e spunta una telecamera di qualche tv. Salvini è ricevuto, come era prevedibile, da una delegazione locale del cosiddetto centro-destra. C’è Domenico Samorani che solo qualche mese fa ha corso, sostenuto da Lega e Forza Italia, per diventare sindaco, c’è Matteo Montevecchi, ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia, già conosciuto a livello nazionale per i suoi tweet al veleno e attualmente nello staff che cura la comunicazione del senatore Pillon, c’è Bruno Galli, segretario della Lega nella sezione di Rimini, ed è lui, secondo le prime voci, ad aver organizzato, in concerto con lo staff dell’ex ministro dell’interno, la logistica dell’evento. Non manca ovviamente lo staff privato di Matteo Salvini che lo accompagnerà per tutta la giornata insieme a Borgonzoni e Morrone, e non mancano neppure le forze dell’ordine, schierate massicciamente come poche volte si è visto da queste parti. L’ANPI e molti cittadini privati avevano dichiarato la volontà di opporsi alla visita del senatore leghista e
i primi segni indelebili di dissenso si sono palesati già ieri notte. Alcuni striscioni sono stati affissi in diversi luoghi del centro. Uno di questi è stato rimosso verso mezzogiorno e recitava: “contro l’odio, restiamo umani” segno che malgrado l’onda sovranista, in paese c’è ancora qualcuno che si oppone.
Appena il trio leghista si avvicina alla mia panchina viene immediatamente circondato da una folla vogliosa di scattarsi un selfie con la star del momento e, eventualmente, gridare il proprio sostegno alla causa leghista. Il centro di Santarcangelo, l’arco e la piazza Ganganelli distano meno di un centinaio di metri dal punto di arrivo di Salvini eppure né l’ex ministro né i suoi accompagnatori ci arriveranno mai.
Mi alzo e mi avvicino al capannello di persone. Oltre alle tradizionali frasi che si riservano ai politici di turno rimango sorpreso dalla sincera ammirazione che si legge negli occhi di molti affianco a me. La fiducia che tante persone hanno nei confronti dell’ex ministro è ben visibile. Seguo la politica da un po’ di anni e ho partecipato a diversi comizi, ma per la prima volta noto che, nel caso di Salvini, le persone che accorrono verso di lui sono davvero speranzose per un futuro di segno leghista che possa svoltare qualcosa nelle loro vite.

Lo striscione affisso alla muraglia dello Sferisterio.

L’Emilia Romagna è una di quelle regioni che in pochi si azzarderebbero a dire mal governata. Chi viene da fuori e soprattutto da Sud riconosce come il sistema emiliano romagnolo sia un sistema efficiente e ben collaudato. La sinistra governa questa regione sin da quando le regioni esistono. Molti la chiamano l’Emilia rossa, facendo un dispetto a tutti i romagnoli che puntualmente cadono vittime dell’abbreviazione. Eppure i sondaggi mostrano la coalizione di centro-destra, o come preferisco chiamarla io, di destra-centro, in netto vantaggio. Le elezioni umbre hanno dato un forte scossone sia al PD che al M5S e sembra proprio che ancora non si siano ripresi. La campagna a valanga della Lega conduce per tre a zero su quella della sinistra, per non parlare di quella grillina. Proprio ieri la giunta comunale e la sindaca Alice Parma hanno ricevuto il presidente di regione Stefano Bonaccini in visita ufficiale. Al suo fianco non c’era però alcuna figura politica. Nemmeno un parlamentare locale ha partecipato. Il PD si è ben visto dall’esporre in pubblico i suoi poco apprezzati leader, come successo invece in Umbria nella famosa foto di Narni.

Alice Parma e Stefano Bonaccini.

La strategia da mesi adottata dallo staff leghista viene sintetizzata al meglio dal grido di un uomo sulla cinquantina alla mia destra: “Matteo ogni selfie è un voto”. Il selfie è infatti un ottimo misuratore dell’apprezzamento verso un politico. È un gesto diventato ormai naturale per trasmettere agli altri la propria ammirazione verso la persona in foto.
Dire che il trio Salvini-Borgonzoi-Morrone (in ordine di quantità di foto scattate) abbia passato le due ore previste a far selfie sembra inverosimile, eppure così è stato. Al di là di qualche risposta data alle domande dei giornalisti (per rigor di cronaca la senatrice Borgonzoni ha ignorato le mie), i tre hanno passato il loro tempo a sorridere ai flash dei cellulari e a scambiare qualche parola con il proprio elettorato.

Il corteo, che ad ogni metro diventa più soffocante tanto il numero di persone che desiderano un selfie, avanza lentamente su Viale Giuseppe Mazzini. L’obiettivo è quello di arrivare, pochi metri più avanti, in Piazza Ganganelli, gremita di bancarelle e luogo simbolo di Santarcangelo.
La trojka leghista, consultati DIGOS e Carabinieri decide tuttavia di arrestare la propria marcia all’altezza del cortile della scuola elementare Pascucci. La decisione è quasi obbligata dalla presenza limitata ma molto rumorosa di un gruppo di contestatori. Una trentina di persone che, con molto coraggio data la netta inferiorità numerica, si sono impegnate nell’accogliere Salvini, Borgonzoni e Morrone con cori e canti. Il gruppo leghista non può avanzare senza entrare in contatto con il flash mob organizzato dall’ANPI e per un momento temo il peggio. Viale Giuseppe Mazzini è una strada a due corsie e munita anche di marciapiedi, ma la presenza lungo tutto il lato sinistro di bancarelle ha ristretto il passaggio. La questione del poco spazio era stata sollevata proprio dall’ANPI qualche giorno fa. La fiera dei becchi è infatti storicamente un appuntamento che satura le vie del centro.

Quando la trojka arresta il proprio cammino un cordone di forze dell’ordine si schiera tagliando a metà viale Mazzini. Nel giro di pochi minuti decido di spostarmi e, premiato dalla fortuna, mi ritrovo a due metri da Matteo Salvini e contemporaneamente di fianco al gruppo di contestatori che nel frattempo ha guadagnato parecchi metri. È in questi momenti che la tensione aumenta. Qualche spinta tra contestatori e ammiratori dell’ex ministro allerta i presenti ma il presidio della DIGOS e il buon senso fanno sì che oltre a qualche contatto e parola grossa non si vada. Il tardo pomeriggio santarcangiolese si consuma perciò così, in un ripetersi degli Stornelli d’esilio di Pietro Gori cantati dai contestatori, la macchina da selfie di Salvini e una folla che non smette mai di spingere.

Qualche minuto prima che la delegazione leghista lasci il centro un ambulante alla mia destra si alza in piedi su una scaletta e grida a Salvini che gli invierà il conto della giornata. L’ambulante, stretto nel suo giubbotto blu, è il proprietario della bancarella davanti al quale Salvini ha arrestato il suo cammino fino alla fine delle due ore del suo programma. Sono convinto che quell’uomo sia stato preso alla sprovvista, probabilmente non ha mai visto così tante persone accalcate proprio davanti alla sua bancarella. Un evento più unico che raro.

Nel giro di qualche minuto il trio vira a sinistra sfruttando un passaggio molto stretto tra due bancarelle ritrovandosi nel giardino adiacente alla biblioteca comunale, non certo il luogo ideale per accogliere un politico festante. Proprio mentre l’ex ministro viene circondato dai giornalisti e quasi sommerso dai bracci delle telecamere, la situazione accenna a degenerare. In pochi istanti anche il corteo dell’ANPI si ritrova all’interno del cortile e, per una manciata di secondi, senza che nessuno lo divida da Salvini. L’efficienza emiliano romagnola di poco sopra si palesa con l’arrivo istantaneo di una squadra di polizia in tenuta antisommossa. È la prima volta che vedo agenti con scudo e manganello schierati a Santarcangelo. La trojka non sembra nemmeno accorgersene sovrastata com’è dai flash e dalle luci delle macchine da presa.

Le forze dell’ordine circondano i contestatori di Matteo Salvini.

Quando l’orologio del mio cellulare segna le 19.40 Matteo Salvini, accortosi di essere in ritardo per il suo successivo appuntamento, liquida chi ancora è in fila per un selfie e, scortato da un folto gruppo di agenti e collaboratori, si dilegua.
I contestatori esultano: Matteo Salvini non ha varcato il centro di Santarcangelo, non è passato sotto le famose corna, non ha visto la piazza, non ha nemmeno sentito l’odore di salsiccia e cipolla che contraddistingue la fiera.

Ieri notte uno striscione legato al tetto delle poste e poi rimosso dai Carabinieri riportava la scritta: “Santarcangelo non si Lega”. A fine serata mi rendo conto che quello striscione rappresenta ormai soltanto una minoranza.
Rimangono pochi mesi alla sinistra per riguadagnare fiducia e riconquistare quegli elettori che per una vita l’hanno votata. Fino a pochi anni fa qui i comunisti prendevano il 55% dei voti. Oggi, nel bel mezzo dell’Emilia rossa, la Lega si avvia, in una sorta di paradosso, a rompere la tradizione.

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