Buon compleanno Medulla Vini. Il magico angolo bolognese del vino compie sei anni

Un locale d’obbligo per chiunque ami il vino e abbia voglia di sperimentare bottiglie spesso quasi introvabili altrove. Sugli scaffali solo biologico e bio dinamico e una selezione sterminata dei cosiddetti orange wine.

Ottobre 2016. È una classica sera d’autunno a Bologna, nebbia e primo freddo.
Sono approdato all’Alma Mater da pochi giorni, l’entusiasmo è facile da immaginare. Divoro con lo sguardo ogni particolare, ogni porta, ogni incrocio delle vie del centro in cerca del mio primo locale bolognese.

Da fresco residente di Via Irnerio mi avventuro fra le viuzze che dall’arteria principale portano in centro. E proprio poco prima di sbucare al cospetto delle due torri, in Via Oberdan noto una porticina appartata sul lato destro della strada. Dall’interno si sparge verso l’ingresso una fievole luce rossastra.

L’ingresso di Medulla Vini, in Via Oberdan 18/A a Bologna.

Medulla Vini recita l’insegna, con la U che disegna elegantemente la forma stilizzata di un calice. Ho trovato il locale perfetto per la serata, penso. Non potevo immaginare che da lì in poi sarebbe diventato il mio locale.

Entro e salgo i pochi scalini che separano l’ingresso dalla sala principale. Sulla parete sinistra una frase di Salvador Dalì, i veri intenditori non bevono vino. Degustano segreti. L’atmosfera è semplicemente unica. Bottiglie adagiate su scaffali di legno scuro lungo le pareti. Di legno anche il grande tavolo centrale e le spillatrici che riempiono il resto dell’ambiente.
La calda luce rossiccia che prima avevo solo intravisto ora riempie la stanza e sembra fatta apposta per la circostanza.

Quando Luca, il proprietario della vineria, – non enoteca, badate bene -, mi chiede cosa voglia assaggiare, iniziano le novità e le scoperte.

Bianco, rosso o una terza via. La terza via sono gli ormai famosi orange wine, vini a macerazione prolungata. Uve bianche trattate con un procedimento analogo a quello usato per vinificare i rossi. In altre parole, nel corso della macerazione, il mosto resta a contatto con le bucce dell’uva per un periodo variabile di tempo.

Il risultato è un vino che valorizzi le caratteristiche del vitigno, limitando gli interventi umani in vigna e in cantina.
Non è un metodo granché recente, mi spiega Luca, lo facevano già i georgiani qualcosa come 5.000 anni fa.
Il mio primo assaggio di vino macerato è una vitovska – vitigno autoctono del Carso – della cantina slovena JNK.
Il colore è unico, il gusto anche.

Da lì in poi, ogni volta che sono tornato – e ogni volta che torno – a far visita all’angolo del vino di Via Oberdan 18, Luca e tutti i suoi colleghi di Medulla hanno sempre una bottiglia particolare e nuova da offrirmi. Quale miglior modo di imparare?

Tutto questo, grazie ad una passeggiata di metà ottobre 2016.
Tra un funk e un pezzo dei Temptations in sottofondo, quella sera si era infatti compiuto il mio rito di iniziazione a Medulla e alla sua speciale atmosfera.
Esattamente tre anni dopo che il magico angolo bolognese del vino facesse la sua comparsa a due passi dalle torri.

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