L’elezione dimenticata

Eclissata dalla sfida in Emilia-Romagna, la Calabria va alle urne nell’indifferenza generale. Una Regione troppo spesso abbandonata dalla politica, una vincitrice già annunciata e tanti problemi da risolvere

Manifestazione in sostegno del procuratore antimafia Nicola Gratteri a Catanzaro (Calabria), 18 gennaio 2020 (foto: Gazzetta del Sud).
Manifestazione in sostegno del procuratore antimafia Nicola Gratteri a Catanzaro, 18 gennaio 2020 (foto: Gazzetta del Sud).

«Della Calabria non interessa a nessuno». Parole e musica di Giancarlo Giorgetti, numero 2 della Lega che, ospite a Otto e Mezzo qualche giorno fa, si è lasciato sfuggire quello che più che un lapsus è una semplice constatazione sul peso che la Regione occupa nelle considerazioni della politica nazionale. Perché domani non si vota solo in Emilia-Romagna, ma anche nella “punta” dello stivale. E tuttavia le elezioni calabresi sono state completamente eclissate – nei media e non solo – dalla serrata competizione Bonaccini-Borgonzoni, tra piazze stracolme di sardine e vergognose citofonate.

La Calabria è emersa nelle cronache solo in maniera episodica, giusto il tempo di deridere il candidato consigliere che mandava ai comizi il gemello, o quello che si riprendeva con rum e sigaro mentre si faceva il bagno. Poi di nuovo nell’oblio, in un’indifferenza che si intona alla perfezione con lo stato di abbandono in cui la Regione – e il Mezzogiorno in generale – viene infallibilmente lasciata, ormai da decenni, dai centri del potere politico ed economico.

Uno dei motivi del disinteresse è forse il fatto che la competizione sembri decisa già in partenza. Tutti i (pochi) sondaggi condotti danno in netto vantaggio Jole Santelli, candidata forzista del centrodestra, nella corsa alla presidenza della Regione. Deputata dal 2001, è stata vicesindaco di Cosenza e sottosegretario nei governi Letta e Berlusconi II e III. Scelta dopo che la Lega aveva messo il veto sulla candidatura del sindaco cosentino Mario Occhiuto, a meno di sorprese Santelli sarà la prima donna governatrice della Calabria. Alla rincorsa c’è “il re del tonno” Pippo Callipo, che guida il centrosinistra dopo che il Pd ha deciso di non ricandidare l’uscente Mario Oliverio a causa dei suoi guai giudiziari. Gli altri due contendenti – Francesco Aiello del M5S e il civico Carlo Tansi – non hanno speranze di vittoria, e rischiano pure di rimanere fuori dal consiglio regionale.

Al di là dell’esito piuttosto scontato, chi vincerà le elezioni dovrà confrontarsi con una Regione complessa e non semplice da amministrare. Non è un caso se dall’inizio della seconda Repubblica c’è stata una perfetta alternanza tra gli schieramenti di governo. Né il centrodestra né il centrosinistra, infatti, hanno mai convinto abbastanza da guadagnarsi un secondo mandato consecutivo. Perché la Calabria è una terra di grandi valori: turistici e gastronomici, certo, ma anche di natura, di storia e di cultura. Un importante patrimonio che andrebbe valorizzato al meglio. Ma è anche una terra con degli enormi problemi.

La candidata a presidente della Calabria Jole Santelli al fianco di Silvio Berlusconi durante un comizio a Tropea, 23 gennaio 2020.
La candidata presidente Jole Santelli al fianco di Silvio Berlusconi durante un comizio a Tropea, 23 gennaio 2020.

La prima, grande questione è quella di un’economia che stenta ancora a ripartire dopo gli anni della crisi. Dopo un triennio di timida crescita, nel 2018 il Pil calabrese ha registrato un brusco arretramento del -0,3%, unica regione italiana in recessione. Un dato sfavorevole dovuto (anche) a scarsi investimenti, un’industria mai pienamente sviluppata e l’eccessiva dipendenza dal settore del turismo. Ciò si ripercuote ovviamente anche sul mercato del lavoro, in cui la Calabria registra tassi preoccupanti di disoccupazione (22,7% a ottobre 2019) e disoccupazione giovanile. Tale quadro la colloca tra le regioni italiane più in difficoltà, e la mancanza di prospettive continua ad alimentare l’emigrazione verso l’estero o altre zone del Paese. E la forbice tra Sud e Nord continua ad allargarsi.

In questo divario si infila spesso e volentieri la criminalità organizzata, altra piaga che affligge la Regione. La ‘ndrangheta oggi estende la sua influenza su tutta la penisola, con un giro di affari sempre più sostanzioso nel ricco Nord Italia. Veneto, Piemonte, Valle d’Aosta: sono solo gli ultimi casi venuti a galla, ma tra politica e imprese ormai i boss comandano anche sopra il Po. Ma la testa pensante dell’organizzazione resta in Calabria, dove la mafia spesso penetra in maniera capillare nei gangli della società. Qui nel triennio 2017-2019 sono stati 31 gli enti locali sciolti per infiltrazioni mafiose, contro i 14 della Sicilia e i 9 della Campania.

Il prosperare della criminalità organizzata è strettamente connesso alle difficoltà economiche del territorio. Le cosche si nutrono della mancanza di risorse e opportunità, che sfruttano per creare un humus favorevole ai propri affari. E i profitti che derivano dal business mafioso non si traducono affatto in ricchezza collettiva, come spiega Nicola Gratteri:

«La maggiore presenza delle mafie sul territorio produce una maggiore povertà. Solo l’élite, pochi mafiosi si arricchiscono veramente, la ricchezza non è uniformemente distribuita fra i membri. Benessere di pochi non si traduce in economia prodotta. Dove ci sono le mafie non c’è sviluppo. C’è parassitismo, al massimo riciclaggio che non è la stessa cosa che produrre, fare impresa.»


Procuratore di Catanzaro, Gratteri è il volto per eccellenza della lotta alla ‘ndrangheta, una battaglia a cui ha dedicato la vita. Da trent’anni è sotto scorta e ha guidato innumerevoli inchieste che hanno inflitto colpi sempre più duri alle ‘ndrine. L’ultima è l’operazione “Rinascita-Scott”, che a dicembre ha portato a più di 330 arresti ed è stata definita dallo stesso Gratteri «la più grande dopo il maxi processo di Palermo». Nonostante negli ultimi anni l’attenzione sul suo operato – a lungo colpevolmente assente – sia cresciuta, il magistrato ancora oggi incontra ostilità e critiche. L’accusa che gli viene rivolta più spesso è quella di eccessivo protagonismo, come se un uomo che rischia la vita ogni giorno lo facesse solo per vanità. Forse dà fastidio la sua determinazione nel demolire un sistema di soldi e potere che continua a fare comodo a tanti.

Il procuratore di Catanzaro (Calabria) Nicola Gratteri.
Il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri.

In questo contesto, è preoccupante che tra le liste della candidata data per sicura vincitrice ci siano due cosiddetti “impresentabili”, indicati dalla commissione parlamentare antimafia. Così come è curioso che la lotta alla criminalità organizzata occupi la bellezza di 12 righe nel programma elettorale di Santelli, peraltro all’interno del capitolo “Atenei, scuola e ricerca”. Non che lo sfidante Callipo si sforzi particolarmente: è vero che la “legalità” è il primo punto nel suo programma, ma il testo fa tutto il possibile per evitare termini scomodi come “‘ndrangheta”, “mafia” o anche solo “criminalità”.

Un’altra grande sfera problematica in Calabria, anch’essa non immune dalle influenze della ‘ndrangheta, è la sanità. Commissariato da circa dieci anni, il sistema sanitario calabrese arranca tra buchi di bilancio (nel 2019 si stimava un disavanzo di 169 milioni) e servizi spesso carenti. La migrazione sanitaria è un fenomeno consolidato: in molti vanno al Nord per ricevere le cure, sottraendo agli ospedali calabresi pazienti e introiti. Nell’aprile scorso, il primo governo Conte (quello Lega-M5S, per intenderci) ha “supercommissariato” per 18 mesi la sanità, estromettendo la Regione da ogni decisione in merito. Il cosiddetto decreto “Salva Calabria” mirava a rimettere ordine nei conti e nell’organizzazione del settore, ma a detta di molti si è rivelato fallimentare, portando ulteriore caos e rischiando di peggiorare le cose. Per quanto riguarda i servizi garantiti, l’inizio dell’anno ha portato un miglioramento nei “livelli essenziali di assistenza” (Lea), valutati dal Ministero della Salute. La Calabria è passata da 136 punti a 162, superando la soglia della “sufficienza” fissata a 160. Resta però all’ultimo posto nella classifica delle regioni italiane.

Destreggiarsi tra questi temi sarebbe una sfida ardua per chiunque, e ovviamente a chi vincerà le elezioni va un augurio di buon lavoro. La Calabria non merita di essere dimenticata: è una terra di una bellezza amara ma struggente, con un popolo che avrebbe bisogno di speranza e che invece troppo spesso è abbandonato a se stesso. Anche per questo fa male vedere che «della Calabria non interessa a nessuno».

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