«Chissà che sarà di noi, lo scopriremo solo vivendo», intanto studiate! Parole di Mogol

Lo studio è molto importante e lo conferma anche il grande autore, quindi perché non approfittare del tanto tempo a disposizione a causa della quarantena forzata da Coronavirus?

Giulio Rapetti, in arte Mogol

Signore e signori, viviamo in un momento di grande difficoltà per il nostro Paese, ne siamo a conoscenza. Siamo tutti bloccati, segregati, quarantenati a casa, è vero. Ma su, non facciamone un dramma: ci è richiesto di stare sul divano. 
Quindi direi che, per chi si sente logorato dalla noia, c’è un bellissimo suggerimento, dato da uno dei più grandi maestri della musica italiana, che si potrebbe mettere in pratica: studiare!

Il personaggio in questione è Giulio Rapetti, in arte Mogol. Lo conosciamo tutti. Autore di centinaia di canzoni che, quasi tutte successi immortali, sono state colonna sonora di generazioni passate, presenti e future.
Mogol ha iniziato a scrivere nel 1960 a 24 anni e, immediatamente, nel 1961, anno in cui vinse il primo festival di Sanremo con Luciano Tajoli, capì che la musica sarebbe stata parte integrante e costante della sua vita. 

Giulio Rapetti Mogol e Lucio Battisti

Un uomo dai molteplici interessi, dall’arte alla storia, dall’architettura allo sport. Racconta con orgoglio, sul divano a fiori nella tenue luce calda del suo salotto, le esperienze vissute sopra e sotto i mari, i viaggi in giro per il mondo e le cavalcate Roma-Milano: una nel 1970 in compagnia di Lucio Battisti, l’altra nel 2005 al fianco della sua splendida moglie Daniela Gimmelli.
Per non parlare del viaggio fatto sempre insieme a Lucio, nel 1974, in Sud America, grazie al quale trassero entrambi l’ispirazione per l’album Anima Latina, «Il capolavoro artistico di Battisti» secondo il grande autore.

Insomma, dopo una chiacchierata con Mogol la prima parola con la quale mi viene da descriverlo è senza dubbio iperattivo, anche a 83 anni! Tutti lo conoscono per le sue canzoni, ma il motivo per cui è rimasto nel cuore di Italia e Italiani è senza dubbio il sodalizio con Lucio Battisti. Quel ragazzo tutto capelli e sorriso contagioso cantava in libertà con una voce che, parole di Mogol: «Ha sempre avuto il potere di arrivare nel cuore della gente».

Giulio Rapetti Mogol e Lucio Battisti

«Ci siamo amati molto, eravamo amici. Molto diversi, certo, ma il nostro è stato un legame importante. A un certo punto ci siamo separati ma non ci sono stati litigi, soltanto le diverse opinioni artistiche ci hanno portato alla separazione. È stato un grande interprete». Ha spiegato infine parlando dell’amico Lucio. 

Tornando alla noia che ci pervade in queste settimane, sì, il rimedio o la cura, che dir si voglia, è proprio studiare. C’è sempre da leggere, da guardare, da interrogarsi… Tutto il tempo sempre tanto desiderato per fare cose che abitualmente non riusciamo a fare, c’è stato quasi regalato e, non so voi, ma io ne ho molto meno adesso rispetto a quando ero fuori casa dalla mattina alla sera.
Quindi, avete presente quel libro sul comodino che ha tre strati di polvere? Potreste, dopo averlo attentamente ripulito (e mi raccomando, dopo lavatevi le mani), leggerlo! La chitarra dimenticata in fondo alla camera con la promessa che prima o poi l’avreste ripresa in mano per strimpellarla? Prendetela, magari prima cambiate le corde! Per non parlare della stanza da poter mettere finalmente in ordine, o la telefonata alla nonna che non si ha mai il tempo di fare.

Fate tutte queste cose. Abbiate il coraggio di non annoiarvi e di fare come Giulio Rapetti Mogol, che nel 1990 ha deciso di chiudere baracca e burattini e trasferirsi nel cuore dell’Italia, in Umbria. 
Sapete per far che cosa? No, non per andare a invecchiarci, ma per costruire una scuola.

Il C.E.T, Centro Europeo di Toscolano in Umbria

«Ho scelto l’Umbria perché tra tutte le altre regioni mi sembrava quella più selvatica ma allo stesso tempo ricca di arte in ogni suo paese. Ero a Milano e stavo camminando in Corso Venezia quando, guardando il traffico e le macchine, cominciai a chiedermi che cosa ci facessi ancora lì. Così mi sono messo alla ricerca del posto perfetto… L’ho trovato qui e sempre qui (nel comune di Avigliano Umbro in provincia di Terni, ndr), a casa mia, ho costruito il CET, la mia scuola di musica».

Giulio Rapetti Mogol

Mogol infatti ha sentito l’esigenza di creare un luogo che non è esagerato definire “magico”, lontano dal tempo e dallo spazio. Un luogo nel quale ragazzi di tutte le età (anche over 50) e provenienti da tutta Italia, si dedicano allo studio della musica in un modo che è assolutamente anticonvenzionale.
«Tutti erano contrari al CET quando ho deciso di costruirlo. Mi davano del pazzo, ma io lo volevo a tutti i costi. Il CET non è soltanto una scuola, è un’esperienza e lo sa chi lo ha frequentato. Il messaggio che vogliamo trasmettere è “Prima l’uomo e poi l’artista” e il tentativo è quello di farli diventare professionisti. Ma lo studio è qualcosa di fondamentale. Nella musica come in tutte le cose. Sicuramente il genio è innato ma il talento si può acquisire e coltivare. Tutti abbiamo dentro un talento che rimane per lo più latente, ma che soltanto con lo studio può emergere. Bisogna avere sete e fame. Soltanto così la vita non sarà mai noiosa».

Dunque «Chissà che sarà di noi. Lo scopriremo solo vivendo»… Intanto Studiate!

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