Il rumoroso silenzio dello sport

Copertina
La partita Inter-Ludogorets di Europa League giocata in uno spettrale San Siro a porte chiuse.
Immagine di “The Spokesman-Review”

Inaugurare la rubrica sportiva senza parlare di risultati, gesti tecnici e azione sul campo è triste, sì, ma riesce a descrivere a pieno la grave situazione di emergenza che l’Italia e il mondo in generale, sta affrontando in questo periodo. Nei prati verdi, negli stadi, nelle piste tutto tace: i cori dei tifosi, i tamburi, il frastuono dei motori hanno lasciato spazio al più classico “silenzio assordante“, l’ossimoro che fa da cornice a tutto il mondo sportivo attuale.

Certo è che se la mera cronaca sportiva è andata momentaneamente in archivio in attesa di giorni migliori, sono usciti fuori tutti i lati più critici e ipocriti del sistema, che ha ben poco a che vedere con tutto ciò a cui i veri appassionati tengono davvero: politica fin troppo onnipresente, interessi economici che sovrastano quelli della salute pubblica e chi più ne ha più ne metta. Insomma, tutto quel marcio che, per qualche tempo sembrava poter essere dimenticato, ma che, in maniera latente e subdola, è tornato a galla. Indesideratamente.

IL CALCIO

Camp Nou di Barcellona completamente deserto sugli spalti.

Il calcio senza pubblico non è calcio”. Questo è uno dei commenti che più sono stati utilizzati al tempo delle porte chiuse: l’Italia, con la Serie A, ha messo in atto questa politica prima di dover issare bandiera bianca e fermarsi definitivamente. Scelte tardive, pessima coordinazione tra gli enti sportivi e quelli politici e una comunicazione a riguardo che ha avuto l’unico effetto di disorientare ulteriormente il pubblico che, come spesso succede in questi casi, si ritrova ad essere la vittima sacrificale di decisioni sbagliate ed imperizia degli addetti ai lavori.

Il richiamo al buonsenso, comunque, è arrivato e la Lega Calcio, d’accordo con il Ministro dello Sport Spadafora, ha interrotto tutte le competizioni calcistiche della Penisola. La cosa più grave, però, è che alcune delle più alte cariche di club italiani continuano a parlare insistentemente di falsificazione del campionato e a fare previsioni di ripresa della competizione, esclusivamente guardando ai propri interessi, senza rendersi conto di quello che sta succedendo nel Paese e nel mondo.

Appunto. E il mondo? Il “modello italiano“, semmai ne esistesse uno, è stato preso ad esempio da quasi tutto il calcio europeo e dai paesi più colpiti, anche se la UEFA ha decisamente faticato ad interrompere le proprie competizioni continentali (Champions ed Europa League); comunque, seppur in colpevole ritardo, lo stop è arrivato. Il buonsenso, fortunatamente, è stato messo in atto anche con la scelta di rinviare l’Europeo itinerante in programma questa estate, al 2021 quando, auguratamente, potremo festeggiare e abbracciarci senza preoccupazioni, con la dolce consapevolezza di esserci messo alle spalle un periodo complicatissimo. Ma ora la decisione presa è giusta. Inevitabile.

I MOTORI

Il Circuito dell’Albert Park di Melbourne, suo malgrado, luogo di una farsa.
Immagine di “MotoriNoLimits”

I motori spenti. Tristezza per tutti gli appassionati (sottoscritto compreso). Ovviamente, se si parla di motori, si considerano i due sport per eccellenza, la Formula 1 per le quattro e la MotoGp per le due ruote. Due discipline differenti anche per la gestione dell’emergenza Coronavirus: la MotoGp è riuscita ad adottare una linea ferma e decisa sulle proprie decisioni, mostrando determinazione nel non sottovalutare la pandemia e annullando, di conseguenza, il suo primo appuntamento stagionale in Qatar; questo almeno per quanto riguarda la classe regina, visto che quelle inferiori hanno corso in quanto già presenti nel paese con tutti i loro effettivi.

Se da un lato c’è uno sport che è riuscito a mettere fin da subito le cose in chiaro, dall’altro ce n’è uno che esce martoriato a livello d’immagine per la gestione dell’emergenza e non solo. La Formula 1, infatti, ha vissuto in Australia una settimana di avvicinamento al limite del paradossale, con voci di cancellazione e di disputa della gara che si sono rincorse nel paddock e sui social network. La FIA e gli organizzatori non sono riusciti a prendere una decisione fino alla mattinata di venerdì, proprio a ridosso dell’inizio dell’azione in pista.

Questo ha creato, comunque, l’assembramento di pubblico che voleva entrare in circuito per seguire i propri beniamini scoprendo, poi, che l’evento sarebbe stato cancellato, con modalità davvero ridicole. Il patron americano della Formula 1, Chase Carey, ha indetto una conferenza stampa in cui ha spiegato che alla base del continuo rinvio di una decisione ci sono stati gli ingenti interessi economici che gravitano nel Circus; conferenza che, come se non bastasse, si è svolta in un clima surreale, con fotografi e giornalisti ammassati per ascoltare Carey parlare di “salute degli spettatori”.

GLI ALTRI SPORT

La Nazionale italiana di Rugby: due le partite degli Azzurri nel 6 Nazioni rinviate a data da destinarsi.
Immagine de “La Repubblica”

Gli altri si adeguano: il basket e la pallavolo hanno iniziato a fronteggiare l’emergenza chiudendo i palazzetti per poi interrompere i loro campionati. Per quanto riguarda l’NBA anch’essa ha chiuso i battenti qualche giorno fa, in continuum con i tempi di risposta americani in materia di Coronavirus. Alcuni giocatori sono risultati positivi, nonostante ciò, fioccano le donazioni per la ricerca contro il virus da parte dei cestisti statunitensi, tra gli sportivi più pagati al mondo.

La pandemia Covid-19 si è diffusa proprio nel periodo del Sei Nazioni di Rugby che ne ha compromesso pesantemente lo svolgimento: per quanto riguarda l’Italia sono state due le partite rinviate, quella con l’Irlanda a Dublino e quella casalinga con l’Inghilterra. Proprio il Regno Unito ha molto titubato nel sospendere tutti i match della quinta e ultima giornata del torneo. La partita Galles-Scozia, in programma sabato scorso, è stata annullata solo nella giornata di venerdì, suscitando le proteste dei tifosi scozzesi.

E le olimpiadi di Tokyo? Per ora è tutto confermato: il premier giapponese Shinzo Abe è fermo sulla sua posizione di voler disputare i Giochi questa estate, nonostante molti esperti suggeriscono che la pandemia sia ben lontana dall’essere debellata. La distanza temporale di cinque mesi, per adesso, sta salvando le Olimpiadi, il tutto mentre il vice presidente del comitato olimpico nazionale nipponico, Kozo Tashima è risultato positivo al Coronavirus.

Senza dubbio la gestione di questa emergenza è difficile, complicatissima per tutti i governi mondiali e anche per le federazioni sportive, nessuno lo mette in dubbio. Ma è certo che il pubblico richiedeva e richiede tuttora, quanto meno, una certa trasparenza nelle decisioni e, soprattutto, una non sottovalutazione del pericolo: invece, in molti casi, si è ritrovato a fare i conti con la politica e la prevalenza del Dio Denaro.

Che questa possa essere una grande occasione per tutti noi per riscoprire ed apprezzare di più i veri valori dello sport come l’inclusione, la competizione pulita, il fair play e la fratellanza. Che si possa costruire e non distruggere.

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