No, il Coronavirus non è una livella

Il virus è democratico, si ripete giorno dopo giorno. Chiunque potrebbe essere contagiato. Tuttavia, non sono paritarie le condizioni con cui i cittadini devono affrontare il rischio dell’infezione, le sue conseguenze e i danni economici e sociali che l’epidemia comporta.

Distribuzione di cibo ai senza tetto a Santa Maria in Trastevere, Roma, durante l’emergenza Coronavirus. Credit Foto: Cecilia Fabiano / LaPresse.

Raccomandazioni, norme igieniche, decreti vari – spesso comunicati nel cuore della notte e dal contenuto discutibile. Sono queste le contromisure adottate dalle istituzioni italiane per far fronte all’emergenza. Non tutti però hanno potuto rispettare queste regole o giovare della loro applicazione senza conseguenze.

Per restare a casa, è necessario averne una

Gli hashtag, le campagne di sensibilizzazione, gli appelli sui social e in TV. Per più di 50 mila persone, tanti sono i senzatetto in Italia, mettere in pratica le raccomandazioni è impossibile. E anzi, le pessime condizioni igieniche rendono queste persone ancora più vulnerabili al contagio. A peggiorare la situazione, le conseguenze delle disposizioni di mantenere le distanze ed evitare assembramenti.

seguito di queste misure sono stati ridotti i posti letto nei dormitori. Alcune mense hanno dovuto chiudere, le squadre di volontari che si occupano dell’aiuto alle persone in strada sono meno numerose. Tutti servizi più che fondamentali, specialmente in un momento simile, per le persone senza dimora.

A Roma la situazione è grave. Come riportato da Il Foglio, il Consiglio Comunale della capitale la scorsa settimana ha approvato due ordini del giorno per chiedere alla sindaca Virginia Raggi provvedimenti che possano assicurare le sufficienti condizioni di salute ai senzatetto e a chi li aiuta. La proposta prevede la possibilità di requisire delle strutture private e offrire un alloggio a chi ne ha bisogno. Impossibile infatti coniugare il rispetto delle norme anti-Covid con gli spazi ora a disposizione, peraltro già saturi. Il Piano Freddo del comune di Roma prevede 450 posti letto, ai quali il comune ha annunciato l’aggiunta di altri 500, mentre le persone in strada toccano quota 8.000.

Ancora una volta, sono le associazioni di volontariato, laiche e religiose, insieme alla Croce Rossa, ad essere in prima linea per aiutare chi è in difficoltà. Nella capitale un ruolo importante è svolto dall’organizzazione Binario 95. A Milano la Fondazione Progetto Arca ha incrementato le proprie attività di sostegno in favore dei senza dimora, la cui condizione è ulteriormente peggiorata. Gli operatori milanesi distribuiranno 7.000 mascherine, 7.000 gel disinfettanti, 2.000 beni igienici fra i quali shampoo secco, salviettine umidificate e prodotti alimentari a lunga conservazione. 

Foto Fondazione Progetto Arca, Milano

Medici, infermieri e operatori fra tamponi negati e carenza di protezioni

La carenza di mascherine e dispositivi di protezione individuale è un problema diffuso anche all’interno degli ospedali. Proprio lì, dove i medici, gli infermieri e gli operatori socio sanitari ogni giorno salvano vite, rischiando la propria. Si sono moltiplicate le segnalazioni e le grida d’allarme dei dottori e degli infermieri che, fino a pochi giorni fa, seguendo direttive interne, non indossavano mascherine chirurgiche. Nel frattempo, i contagi fra il personale medico, sia dentro che fuori gli ospedali, si sono moltiplicati. Il 19 marzo, nella provincia di Bergamo si segnalavano 118 medici di base positivi su un totale di 600.

Altra questione controversa riguarda i pochi tamponi somministrati ai dottori, operatori e infermieri. In una lettera al Corriere, Nicola Mumoli, Primario dell’Unità operativa di Medicina all’ospedale di Magenta, denunciava la carenza dei test nei confronti del personale sanitario e che invece vengono eseguiti tranquillamente su «calciatori, attori e politici che hanno avuto contatto con persone positive», prosegue Mumoli.

Nursing Up, il sindacato della professione infermieristica, ha più volte sollecitato il governo ad un utilizzo più ampio dei tamponi nei confronti degli infermieri. Stando ai dati dell’ISS del 6 aprile, i professionisti sanitari contagiati sono oltre dodici mila, ossia circa il 9% del totale dei positivi. Tra questi, dichiara la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, ci sono 151 vittime (secondo gli aggiornamenti del 27 aprile).

Sul tema dei test al personale sanitario, la scorsa settimana si sono scontrati anche il sindaco milanese Beppe Sala, che chiedeva «tamponi per medici, personale sanitario e medici di base» e l’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera. Questi, il 18 marzo aveva infatti sottolineato come, riguardo ai tamponi per il personale medico, la Lombardia abbia seguito le indicazioni aggiornate dell’ISS: «solo a chi ha contatti diretti di un positivo». Una selezione poi progressivamente allargata fino a comprendere, come confermato dallo stesso Gallera, tutti i medici e il personale sanitario che abbia anche poche linee di febbre.

Le protezioni del personale sanitario negli ospedali con pazienti Covid-19. Credit Foto ViaggiNews.com

La richiesta di sanatoria per i braccianti stranieri sfruttati al Sud

Il rischio di contrarre il Coronavirus si fa più alto anche fra alcune categorie di mestieri, effettuati in condizioni igieniche pessime. È il caso dei tanti stranieri occupati nelle aziende agricole del Sud Italia. Persone costrette a lavorare irregolarmente nei campi e a vivere in baraccopoli, quando non in veri e propri ghetti. Luoghi lontani da standard sanitari accettabili e che potrebbero rappresentare un terreno fertile per il diffondersi dell’epidemia.

Per questa ragione, l’associazione Terra!, il Flai CGIL e molte altre organizzazioni – fra cui Oxfam Italia e Libera di Don Ciotti – hanno richiesto ai ministri competenti l’approvazione di una sanatoria in favore dei braccianti agricoli stranieri del Meridione, che possa assicurare loro eventuali cure, la regolarizzazione del lavoro e offra soluzioni abitative accettabili.

Le rivolte nelle carceri

Si è poi parlato, con un’insistenza quasi sconosciuta per il dibattito pubblico italiano, dei detenuti, una parte della popolazione rimasta per lunghi tratti ai margini della società, che deve fare i conti con la paura e il rischio del contagio, oltre che con le limitazioni dei contatti con i propri parenti per motivi di sicurezza.

Gli incidenti e le rivolte degli scorsi giorni, oltre alla nuda cronaca, hanno in realtà riproposto un problema atavico del nostro Paese: il sovrappopolamento delle carceri italianefra le più affollate d’Europa.

I rischi per gli operai, le difficoltà dei non dipendenti e dei piccoli imprenditori

Infine, fino alla serrata del 23 marzo decisa dal governo, gli operai di alcune aziende sono dovuti recarsi a lavoro in luoghi lontani dal rispetto delle norme imposte.

Ma non solo. Ai rischi di contagio corsi da molti operai si aggiungono, da un punto di vista economico, le enormi difficoltà di liberi professionisti e precari dopo lo stop forzato. Criticità a cui devono far fronte anche migliaia di piccoli e medi imprenditori, alle prese con stipendi e spese insostenibili da pagare in questo momento.

Insomma, che sia da un punto di vista di salute o economico, alla fine ci sarà ancora chi, anche nell’epoca della pandemia, ci avrà rimesso più di altri. Perciò, checché se ne dica, no, il Coronavirus non è una livella.

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