Canzoni per la quarantena: The Sound of Silence

Hello darkness, my old friend… Poche canzoni vantano un verso iniziale tanto conosciuto quanto quello di ‘The Sound of Silence’ di Simon & Garfunkel. Cinque parole diventate sinonimo, nell’immaginario collettivo, di angustia e solitudine, che catturano alla perfezione il nostro stato d’animo in questo periodo difficile.

Solitudine (dal cortometraggio “Wuhan: The Long Night“)

Quella di The Sound of Silence è certamente una storia particolare. Fu scritta dall’allora ventunenne Paul Simon e inclusa nell’album di debutto del duo Simon & Garfunkel, pubblicato nel 1964 e intitolato Wednesday Morning, 3 A.M.. Il disco fu un flop, così i due amici si separarono: Garfunkel tornò al college, mentre Simon partì per l’Inghilterra per continuare la carriera da solista. Ma il produttore Tom Wilson non si arrese facilmente e decise di riarrangiare la melodia: aggiunse batteria e chitarre elettriche alla versione acustica originale, ottenendo la canzone come la conosciamo oggi. Il singolo fu ripubblicato e ottenne un insperato successo, scalando le classifiche di vendita e raggiungendo la prima posizione della Billboard Hot 100 nel gennaio 1966. L’improvvisa celebrità convinse Simon e Garfunkel a riunirsi, riprendendo una collaborazione artistica che ci avrebbe donato altre splendide canzoni, fra tutte Mrs. Robinson, The Boxer e Bridge Over Troubled Water.

Ma qual è il messaggio che Paul Simon vuole comunicare con The Sound of Silence? Cerchiamo di interpretare il testo, partendo dalla spiegazione data da Art Garfunkel durante una performance dal vivo: «Questa è una canzone sull’incapacità delle persone di comunicare tra loro». Questa tematica è presente fin dai primi, celebri versi: Hello darkness, my old friend / I’ve come to talk with you again (Salve oscurità, mia vecchia amica / Sono venuto a parlarti ancora). L’autore non ha nessuno con cui conversare se non il buio, al quale racconta, come fosse una confessione, un sogno che ha fatto. Il primo tema della ‘visione’ è la solitudine: il narratore si ritrova a camminare da solo per un sentiero stretto, quando la fredda notte viene improvvisamente illuminata dall’accecante bagliore di un neon (the flash of a neon light); la luce, che quasi lo stordisce, è descritta come fredda e innaturale. Il neon dà un’idea di fredda modernità e rappresenta l’odierna società industriale, che ha sostituito il tradizionale tepore del caminetto, simbolo di unità e condivisione, con l’impersonalità della luce artificiale.

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never share
And no one dared
Disturb the sound of silence

E nella luce spoglia vidi
diecimila persone, forse più
persone che parlavano senza dire niente
persone che sentivano senza ascoltare
persone che scrivevano canzoni che le voci mai condivisero
nessuno osava
disturbare il suono del silenzio

La terza strofa è quella chiave, e rappresenta l’essenza della visione di Simon. La luce rivela una moltitudine di persone, che rappresentano l’intera umanità, ma non si comportano in maniera normale: le loro azioni sono vuote di significato, sembrano impotenti e alienati. L’autore si rende conto che spesso le persone parlano solo per il gusto di farlo, senza in realtà comunicare alcunchétalking without speaking e hearing without listening sembrano ossimori, ma sono espressioni ricercate attentamente per suggerire l’insensatezza di maggior parte delle moderne relazioni interpersonali. È innegabile che la società in cui viviamo ci spinge a vivere in modo frenetico e stressante, favorendo un egocentrismo che la maggior parte di noi mette da parte solo per scambiare qualche frase di circostanza con lo sconosciuto di turno.

Copertina del singolo "The Sound of Silence" riarrangiato che raggiunse il N°1 nelle classifiche USA (1965).
Copertina del singolo riarrangiato che raggiunse il N°1 nelle classifiche USA (1965).

In questo contesto, la sensibilità e la creatività umane rischiano di perdersi, anche per paura di mettere a nudo i propri pensieri più intimi: nel sogno di Paul Simon le persone scrivono canzoni che non verranno mai cantate (writing songs that voices never share). Nella solitudine e nell’incomunicabilità l’arte muore, poiché manca qualcuno con cui condividerla, e inoltre temiamo rifiuto e scherno nel caso in cui lo facessimo. Questo verso si può interpretare anche come una critica all’industria musicale e culturale contemporanea, che promuove solo ciò che i produttori considerano di tendenza, imbrigliando il talento creativo degli artisti: un tema ricorrente nella produzione di Simon.

L’incapacità di condividere sentimenti, idee, arte significa anche diventare disinteressati al male che ci circonda, dal momento che è sempre più difficile alzare la voce per protestare contro crudeltà e ingiustizie. Nessuno osa “disturbare il suono del silenzio”, ossia nessuno ha il coraggio o la forza di mettere in discussione lo status quo. Il silenzio non è dunque caratterizzato come concetto positivo e rasserenante, ma come un nemico da combattere per scuotersi dal proprio torpore e riconquistare un senso di unità. Rimanere in silenzio significa legittimare passivamente tutto ciò che c’è di sbagliato nella nostra società, quando invece dovremmo imporci e condannarlo.

Paul Simon canta 'The Sound of Silence' a una marcia di protesta contro le armi a Stamford, Connecticut (24 marzo 2018).
Paul Simon canta ‘The Sound of Silence’ a una marcia di protesta contro le armi a Stamford, Connecticut (24 marzo 2018).

A detta di molti non è una coincidenza che Simon abbia scritto il testo nel periodo dell’assassinio di John F. Kennedy. The Sound of Silence è il ritratto di un popolo confuso e abbattuto, e rispecchia l’insicurezza di molti americani, incapaci di reagire di fronte al caos e alla violenza sprigionatisi all’interno del loro Paese così come sul palcoscenico internazionale.
Rendendosi conto di ciò, all’inizio della strofa successiva il protagonista lancia un grido d’allarme:

“Fools”, said I, “You do not know
Silence like a cancer grows
Hear my words that I might teach you
Take my arms that I might reach you”

“Sciocchi” dissi io, “non sapete
che il silenzio cresce come un cancro
ascoltate le mie parole, perché io possa insegnarvi
prendete le mie braccia, perché io possa raggiungervi

L’autore tenta di mettere in guardia le persone nel sogno – e gli ascoltatori – contro i pericoli dell’incomunicabilità: paragona il silenzio a un tumore che si espande senza sosta nella società, destinato a consumarla dall’interno. Li invita dunque ad ascoltare il suo ammonimento e tende loro le braccia, quasi a volerli strappare fisicamente dalla loro condizione. Ma invano: i suoi richiami rimangono inascoltati, cadendo come gocce di pioggia (like silent raindrops) e perdendosi nel silenzio assordante. In questa strofa emerge tutta la frustrazione del giovane Paul Simon, che si sente incompreso e capisce quanto sia difficile scuotere la massa dalla sua paralisi, e che le voci discordanti sono spesso smorzate e messe a tacere dall’indifferenza.

And the people bowed and prayed
To the neon god they made
And the sign flashed out its warning
In the words that it was forming
And the sign said:
“The words of the prophets are
Written on the subway walls
And tenement halls
And whispered in the sound of silence”

E le persone si prostravano e pregavano
il dio al neon che avevano creato
e l’insegna proiettò il suo avvertimento
con le parole che stava tracciando
e l’insegna disse
“Le parole dei profeti sono
scritte sui muri della metropolitana
e sulle case poplari
e sussurrate nel suono del silenzio”

La quinta e ultima strofa è un duro attacco contro il consumismo moderno. Le persone idolatrano l’insegna luminosa che esse stesse hanno creato, adorandola come un dio: l’autore vuole mostrare come l’uomo moderno si sia convertito a una nuova religione, i cui vitelli sacri sono il denaro e l’apparenza. Profeta del nuovo credo è ovviamente l’industria pubblicitaria, che ricopre di cartelloni ogni angolo delle città, mentre il rumore delle réclame è l’unico che sovrasta il suono del silenzio, indottrinando le persone al culto del consumo.

The words of the prophets are written on the subway walls (da The Sound of Silence)
The words of the prophets are written on the subway walls.

La critica è rivolta anche ai mass media, capaci di alienare le persone portandole a preferire interazioni passive a quelle ‘reali’ e genuine; questo tema fornisce una chiave di lettura alternativa al ‘parlare senza dire niente’ e al ‘sentire senza ascoltare’ dei versi precedenti. È degno di nota il fatto che i primi anni Sessanta – quando fu composta The Sound of Silence – furono il periodo in cui la televisione raggiunse la sua massima diffusione negli USA, abbandonando lo stato di ‘bene di lusso’ e divenendo di uso comune per le classi media e lavoratrice: secondo il libro TV Facts di Cobbett Steinberg, già nel 1962 il 90% delle case statunitensi disponeva di almeno un televisore.

Riassumendo, il messaggio chiave di The Sound of Silence è che non bisogna mai restare in silenzio, ed è importante far sentire la propria voce, tanto nella vita privata come nel contesto pubblico. La strada verso una società migliore passa per una comunicazione efficace, imprescindibile per mettere in luce i nostri bisogni e pretendere giustizia e diritti per tutti. Per raggiungere quest’obiettivo è importante quindi guardarsi da tutto ciò che può portarci a considerarci come individui isolati, piuttosto che come membri di una comunità globale. In poche parole, questa canzone ci ricorda di evitare gli ‘dei al neon’ (neon gods) disseminati per la nostra vita, che possono indurci all’egoismo e all’indifferenza.

Quando The Sound of Silence divenne una hit, già infuriava la guerra in Vietnam e fu adottata da molti come una canzone pacifista, al pari di Blowin’ in the Wind di Bob Dylan e Imagine di John Lennon. Soprattutto al giorno d’oggi, mentre la nostra società si fa ogni giorno più divisa e conflittuale e molti restano passivi di fronte a disuguaglianze e discriminazioni, queste sono canzoni da riscoprire. Non solo per il loro valore artistico e musicale, ma anche per il potente significato sociale che trasmettono, che può ancora insegnarci molto sul mondo in cui viviamo.

Commenta