Il mondo che verrà

Come apparirà il mondo quando l’emergenza Covid-19 sarà finita? In tutto il globo ci si interroga sul futuro del nostro pianeta e della società come la conosciamo oggi.

Hong Kong. Immagine de The New York Times.

L’era dei rinvii, delle mezze misure, degli espedienti ingannevolmente consolatori, dei ritardi è da considerarsi chiusa. Ora inizia il periodo delle azioni che producono delle conseguenze.

Con queste poche parole, attribuite a Winston Churchill, si potrebbero racchiudere tutte le migliori considerazioni fatte sull’emergenza finora. Lo stesso Javier Solana, alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea tra il 1999 e il 2009, parafrasando la celebre citazione, ha affermato: «Non sappiamo come sarà il mondo dopo la pandemia. Ma sappiamo che sarà costruito sulle parole e le azioni che scegliamo adesso».
C’è come un accordo implicito tra le più autorevoli figure politiche. Il dubbio sorge subito però: come plasmare oggi la società di domani?

Javier Solana, alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea.

Angel Luis Lara, sociologo, sceneggiatore e docente alla State University of New York, ha scritto per el Diario alcuni passaggi ripresi da molti nostri connazionali (grazie alla traduzione di Pierluigi Sullo pubblicata sul sito del Manifesto). L’articolo in questione, scritto in maniera meticolosa e pregno dell’influenza marxista, identifica il nostro stile vita occidentale e moderno come il colpevole dell’emergenza in corso. Luis Lara incolpa il sistema capitalista, ormai diventato sistema-natura per gli umani, unico e imprescindibile, di aver plasmato il nostro modo di vivere. Una way of life che a sua volta è «capace di scatenare devastazioni così drammatiche come quelle che oggi investono le nostre esistenze». L’autore è convinto che il nuovo coronavirus sia il figlio del capitalismo di massa. Che sia nato cioè dalla rapida diffusione dei macro-allevamenti, versione più profittevole degli allevamenti da fattoria.

Un gruppo di ricercatori cinesi pubblicò un rapporto sulla rivista “Nature” in cui, oltre a segnalare al loro paese il focolaio rilevante di apparizione di nuovi virus ed enfatizzare l’alta possibilità di una loro trasmissione agli esseri umani, facevano notare come la crescita dei macro-allevamenti di bestiame avesse alterato le nicchie vitali dei pipistrelli.

Una riflessione controversa, che non fa sconti e per questo attaccata a più riprese.

L’articolo di Angel Luis Lara è utile però per capire la direzione politica da cui arrivano le principali critiche al sistema che sta gestendo l’emergenza Covid-19. Il ripensamento di alcuni meccanismi istituzionali e sociali arriva infatti da Sinistra. I tagli alla sanità degli ultimi anni, motivati al tempo dal rispetto dei vincoli di bilancio, appaiono una tragedia. Certo col senno di poi son buoni tutti. Eppure al tempo pratico dei tagli di bilancio a settori vitali come sanità ed istruzioni le critiche arrivarono da sinistra. Non quella mainstream, intendiamoci. Oggi la stessa sinistra, o quantomeno chi si riconosce in essa, ritorna al centro del dibattito pubblico con la più antica rivendicazione, quasi ottocentesca: la messa in discussione del sistema capitalistico.

In realtà finora nessuno ha ipotizzato la rivoluzione. Molti però sono convinti siano necessari alcuni accorgimenti.

Immagine di Linda Sommerville.

Prima di proseguire è doverosa una precisazione. La riflessione che qui tentiamo di portare avanti non è rivolta solo al sistema capitalistico. Sono infatti incluse tutte quelle pratiche sociali che direttamente o indirettamente si sono sviluppate nelle società capitaliste (ovvero in tutto il mondo). Il focus però rimane sul mondo occidentale, in particolare sull’Europa e sull’Italia.

Mettendo insieme Ece Temelkuran, giornalista e autrice di Come sfasciare un paese in sette mosse e Alessandro Baricco, saggista ed autore del libro The Game, risaliamo ad alcuni cambiamenti necessari per rivedere in meglio il sistema-natura di poco sopra.

La scienza ha ritrovato il suo onore

Sarà forse la paura di una morte solitaria, di una malattia che appare dannatamente vicina a tutti, ma oggi gli esperti sono tornati ad essere considerati come tali. Fino a qualche settimana fa i professoroni erano l’élite da combattere, in ogni campo, medicina compresa. In questi giorni invece pendiamo dalle parole dei medici nella speranza che ci dicano che presto ne usciremo. Ascoltiamo e seguiamo le dirette della protezione civile, del governo, di chi, di norma, ha più competenze tecniche di noi. Ritorna in cima alla scala dei valori chi è preparato, chi ha studiato. Riprende centralità l’istruzione, la scuola e l’università.

Arriva la società digitale

Già da qualche anno pensavamo di essere entrati nella famosa società digitale. Di aver ricevuto il benvenuto e di esserci trovati a nostro agio. Come in altri periodi storici abbiamo commesso un errore banale e l’emergenza di oggi sbatte in prima pagina la realtà. La rivoluzione digitale ha preso piede solo in parti ridotte del nostro paese. Il digital divide rimane ampio, le infrastrutture della banda larga sono obsolete e non reggono picchi di utenza. Tanti, troppi cittadini non hanno padronanza dei mezzi digitali. Non è una colpa, sia chiaro, ma è indicativo: credevamo di correre verso il futuro, invece non ci siamo mossi. O meglio, qualcuno è già al traguardo mentre molti, la maggioranza, non ha superato il primo tornante.
Le necessità lavorative, intrecciate alle necessità scolastiche sono già diventate una grande forza trainante che costringerà molti, in particolare i giovani, a confrontarsi con tecnologie che non fanno parte della propria comfort zone.

Il Covid-19 ci sta spingendo verso uno stile di vita nuovo, in cui le differenze digitali saranno appianate e la competenza avrà ritrovato il suo ruolo.

Baricco e Temelkuran sono convinti che il nuovo coronavirus darà forma ad una società più equa e con meno differenze di classe, noi restiamo più cauti. Siamo convinti però che «il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando».

Commenta