L’irresistibile discesa di Matteo Salvini

Dalla crisi di governo dello scorso agosto, il leader della Lega ha iniziato a perdere colpi, pagando lo scotto di una scelta politica rivelatasi un fallimento. Ora, l’emergenza Coronavirus, destinata a prolungarsi a lungo, rischia di erodere definitivamente lo strapotere di Salvini, alle prese con un’evidente carenza di strategia comunicativa

Il leader della Lega Matteo Salvini. Credit Foto: Il Giornale.it

Il primato resiste, ma scricchiola. La crisi di governo innescata l’8 agosto 2019 ha sancito per la Lega e per il suo capo qualcosa che, se non assomiglia a un declino, è di certo un ritorno alla normalità.

Il calo dei consensi

L’indizio numero uno sta nei sondaggi. Prima della caduta del governo Conte I, il favore popolare di Salvini viaggiava su cifre spaziali che si aggiravano attorno al 40%, in ulteriore crescita dopo i risultati delle elezioni Europee di maggio. Numeri toccati sempre alle Europee, ma del 2014, dall’altro Matteo della politica italiana, prima dell’harakiri del referendum costituzionale un anno e mezzo dopo. Oggi quel dato sembra essere un lontano ricordo: secondo le ultime proiezioni Ipsos e Ixè, la Lega si fermerebbe al 26%, col Pd all’inseguimento con il 22,6%.

I duelli persi con il Presidente del Consiglio

Fra i tanti elementi che hanno concorso al ridimensionamento del condottiero nazional populista del Carroccio, pesano i faccia a faccia, tutti persi, con il Premier. A partire dal discorso di dimissioni del 20 agosto, letto da Conte in Senato. Nell’annunciare la fine dell’esecutivo, il Presidente del Consiglio attacca Salvini su tutti i fronti: la strumentalizzazione dei simboli religiosi, la vicenda dei legami fra Lega e Russia, lo scarso senso di responsabilità politica del capo leghista.

Pochi giorni fa, la sera del 10 aprile, il secondo episodio. Durante il più atipico dei Venerdì Santi, in conferenza stampa Conte si scaglia contro chi, sostiene, sta fabbricando menzogne sulla questione Mes e fa «nomi e cognomi»: Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il Premier sbaglia ad utilizzare uno spazio istituzionale per screditare l’opposizione, ma l’opinione pubblica sembra essere per la maggior parte con lui.

E cosa si ricorda delle risposte di Salvini in questi duelli? Le smorfie e i baci al rosario in estate, la goffa replica al Tg1 oggi. Sconfitte sonore dal punto di vista comunicativo per la Lega, contro un avversario tutt’altro che insormontabile e che solo fino a qualche mese fa sembrava poco più che una figura politica improvvisata.

La conferenza stampa del 10 aprile del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Credit video: Governo.it

La sconfitta in Emilia Romagna e l’inefficacia della strategia social durante il Coronavirus

A confermare che non fosse più tutto rose e fiori, è arrivato l’esito della «partita della vita» in Emilia. Prima ancora della sconfitta della Borgonzoni e della discutibile scelta della sua candidatura, c’è la campagna elettorale della Lega.

Da un lato, nazionalizzare un’elezione regionale – il voto leghista era de facto per Salvini, non per la Borgonzoni. Obiettivo centrato dal leader del Carroccio, ma che non è bastato per prendersi la regione rossa. Dall’altro, lo sbandamento della propaganda leghista. Il desolante e ormai celebre gesto del citofono al Pilastro di Bologna rappresenta l’uscita definitiva dai binari del socialmente accettabile della strategia social di Luca Morisi.

Il video del “citofono” di Matteo Salvini a Bologna, durante la campagna elettorale per le elezioni Regionali in Emilia Romagna. Credit video: La Repubblica.it

Strategia che, con l’emergere della pandemia, non ha fatto che peggiorare. O meglio, ha smesso di trovare la stessa risposta di prima. La “bestia” non riesce più a convogliare il consenso e, cosa ancora più eloquente, non riesce a farlo mentre la Lega è all’opposizione, terreno sempre favorevole ai continui attacchi a tutto campo al governo, tipici del modus operandi salviniano.

Credit video: pagina Facebook di Matteo Salvini

La fine del mito della sanità lombarda

«Gente che ha devastato la sanità italiana e la sanità pubblica, altro che modello Lombardia. Pazienti lasciati morire nelle case di riposo senza nessuna umanità o pietà». A dirlo è Gino Strada, durante la trasmissione “Propaganda Live”, su La7.

A fronte degli enormi sacrifici fatti da tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari, è evidente che le decisioni politiche prese per fronteggiare la crisi dalla Regione guidata da Attilio Fontana, sono state e sono tuttora inadeguate. Che le inadempienze siano state frutto anche di un’infelice modalità di governance del sistema sanitario lombardo, riformato nel 2015, o soltanto di scelte sbagliate prese in questo mese di emergenza Covid-19, il risultato resta ai limiti del disastroso.

Basti pensare all’ospedale costruito in tempi record alla Fiera di Milano, che da piani doveva ospitare 400 posti e al momento accoglie 3 pazienti. Un’operazione che sembra più di propaganda politica che un’efficace risposta all’emergenza Coronavirus. La delibera firmata dal Governatore Fontana l’8 marzo, in cui si chiedeva alle RSA di ospitare i pazienti Covid meno gravi e in via di guarigione è un altro esempio della miopia della Giunta lombarda. Richiesta rifiutata da molte strutture di cura per anziani, ma non da tutte. Con il rischio che alcuni dei contagi sviluppatisi all’interno delle RSA possano essere stati conseguenza di questo provvedimento.

A non aver ricevuto un giudizio totalmente negativo è stata invece la gestione del Presidente veneto leghista Luca Zaia, nonostante gli innumerevoli cambi di fronte sulle misure imposte nella prima fase dell’epidemia.

Si tratta però di un caso che non può compensare le evidenti falle che la macchina salviniana sta dimostrando dai giorni dell’inno al Papeete fino ad oggi. E che il protrarsi della crisi dovuta alla pandemia contribuirà ad accentuare.

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