Senza mai. Grazie Spotify

Musica, filantropia, numeri e compagnia. Spotify, app attiva dal 2008, cresce ogni giorno di più, offrendoci sempre e continuamente tante novità.

“La musica è abbastanza per una vita, ma una vita non è abbastanza per la musica.”
Sergej Rachmaninov

Apro gli occhi, è lunedì. Sì, che poi si fa per dire perché non c’è più molta differenza tra giovedì o domenica. Insomma, mi alzo perché, anche se non ho orari, sono già in ritardo per la lezione online, devo portare fuori il cane e non ho ancora finito i “compiti” che avevo da svolgere. 
Tutti questi pensieri occupano i primi 10 secondi della mia nuova giornata. Ho bisogno di caffè e prima ancora di mettere un piede giù dal letto, ho già acceso la musica.

Ecco, nonostante le statistiche dicano che gli ascolti su Spotify siano nettamente diminuiti durante il lockdown, sinceramente e personalmente, non mi sono mai sentita più bisognosa di questo strumento prima d’ora. Unico amico e unica costante positiva dello stare per forza di cose a casa: un mondo di musica da conoscere, riascoltare, amare od odiare.

Ad ogni modo le ragioni del calo sono state identificate in: mancanza di novità, congelamento del pendolarismo, chiusura delle palestre e fine delle attività sportive all’aria aperta. In numeri: una diminuzione di ascolto che in Italia si avvicina al 20%.
E mentre io mi preparo la moka di caffè, senza fare a meno di un sottofondo musicale, rifletto sul mio amico Spotify, l’unico vero motivo per cui mi capita di sbloccare l’iPhone in questo periodo. Perché parliamoci chiaro: Instragram esplode, Facebook pullula di moralismi e su Whatsapp ti ha scritto anche il compagno di banco delle elementari che non vedi dal 2005.

Le playlist di Spotify per ogni mood e ogni occasione. Oppure puoi creare la tua raccolta personale.
Le playlist di Spotify per ogni mood e ogni occasione. Oppure puoi creare la tua raccolta personale.

Ma Spotify non è solo musica

Sul mercato dall’ottobre del 2008, l’App nacque in Svezia grazie al genio dell’allora 25enne Daniel Ek, tra i pochi fondatori di un grande brand tech in Europa
Costui, mezzo genio fin dall’adolescenza, a 14 anni riuscì a portare a casa un fatturato pari a 50.000 dollari al mese gestendo un’azienda che si occupava di siti web per aziende. 

«Avevamo cominciato con l’obiettivo di reinventare l’industria musicale e fornire un modo migliore sia agli artisti che ai consumatori per trarre vantaggio dalla trasformazione digitale del settore», così Daniel Ek e il suo socio Martin Lorentzon si sono espressi riguardo al motivo della fondazione dell’App.
Spotify, anno dopo anno, passo dopo passo, è arrivata quasi in tutto il mondo passando dalla costa Occidentale a quella Orientale. Dal nord al sud, approdando in Italia il 12 febbraio 2013 in concomitanza con il Festival di Sanremo.

Le novità sono continue e scaturiscono, anche e ovviamente, dal periodo che stiamo vivendo: «In momenti di grande sfide, la musica può aiutare a rialzarci. Ma proprio ora migliaia di professionisti nel settore della musica hanno bisogno del nostro aiuto».
Con queste parole, i dirigenti della startup svedese Spotify hanno promosso il nuovo progetto: la COVID-19 Music Relief Project, un fondo in cui vengono raccolti soldi, da utenti e fan, per aiutare chi fa parte del mondo musica ed è rimasto colpito dal Coronavirus. Concerti annullati, eventi rimandati e tour sospesi hanno infatti creato non pochi problemi.
D’altronde anche Spotify vuole fare la sua parte per fronteggiare il virus. Per questo motivo l’App ha deciso di lanciare anche una sezione pensata per collegare ascoltatori e notizie certificate.

Martin Lorentzon a sinistra e Daniel Ek a destra. fondatori di Spotify
Martin Lorentzon a sinistra e Daniel Ek a destra

Per non parlare del nuovo programma On Our Radar, annunciato lo scorso 9 marzo, dedicato alla promozione di giovani artisti emergenti provenienti da tutto il mondo.

La filantropia dimostrata da questi gesti in realtà non stupisce più di tanto se si pensa ai principi fondanti del marchio: lavorare divertendosi e, soprattutto, garantire un impatto positivo nel mondo
Ma i progetti in cui Ek e Lorentzon si sono inseriti sono stati tanti e vari: nel 2008 è iniziata la partnership con Sony, la quale aveva acquisito una partecipazione azionaria pari al 5,7%, annunciando una collaborazione che avrebbe fornito musica digitale di alta qualità a Play Station Network e ai suoi 64 milioni di utenti attivi. 
O la collaborazione nata il 21 marzo 2018 con il marchio auto Cadillac. Spotify fornì infatti le automobili, non solo del mondo musicale a disposizione di tutti gli utenti, ma anche di raccomandazioni specifiche e consigli musicali alla guida.

Qualche numero

Schermata di Spotify su iPhone
Schermata di Spotify su iPhone

La piattaforma ha superato i 100 milioni di abbonati su un totale di 217 milioni di utenti circa.

Rispetto al 2018, il 2019 ha chiuso con un +33% e nel medesimo anno la perdita netta attestata è di 142 milioni a fronte dei 169 dell’anno prima.
E anche se è difficile bilanciare costi di licenza e ricavi, tenendo un occhio anche sulle spese una cosa è certa: Daniel e Martin non si fanno intimorire.

I due continuano infatti a ostentare quella sicurezza che fa rasserenare i vari investitori. Spotify va analizzata nel lungo periodo ed effettivamente, dai numeri appena dimostrati, i fondatori sanno di cosa stanno parlando.

1 Comment

  1. Amo Spotify come servizio e come azienda. Unfortunately, per chi ha avuto per molti anni l’abbonamento ascoltando mediamente 3 ore di musica al giorno ma è rimasto a corto di denaro durante l’emergenza, non è stato previsto un piccolo “regalo” di un mese o due di abbonamento; nel mio caso ho dovuto rinunciare al servizio, nonostante la musica fosse il mio intrattenimento principale (non guardo la TV) e mi dispiace davvero tanto, tuttavia riprenderò ad utilizzarlo immediatamente quando lo Stato mi corrisponderà i soldi che mi deve.
    Lo consiglio a tutti.

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