Una fase complicata

Il discorso tenuto domenica sera da Giuseppe Conte inaugura la Fase 2. Dubbi, incertezze e contraddizioni scatenano le critiche e la Cei attacca: «Si viola la libertà di culto».

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

La Conferenza episcopale italiana, organismo di assoluto rilievo nei rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, sferra a poche ore dalla fine del discorso di Conte una critica inequivocabile. In una nota pubblica dal titolo «Il disaccordo dei Vescovi – DPCM, la posizione della CEI» l’istituzione cattolica presieduta dal vescovo Gualtiero Bassetti afferma:

I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale

Il governo giustifica la scelta di rinnovare le limitazioni allo svolgimento di messe e funzioni religiose (seppur con una apertura verso i funerali, limitati a 15 persone) attraverso le parole del Comitato Scientifico:

La partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose comporta, allo stato attuale alcune criticità ineliminabili che includono lo spostamento di un numero rilevante di persone e i contatti ravvicinati durante l’Eucarestia.

L’argomentazione appare di per sè razionale. Dubbi e incertezze sorgono però se questa limitazione viene messa in confronto con i permessi concessi ad altri ambiti del vivere quotidiano.

La possibilità di stiparsi sui trasporti pubblici, la concessione nello svolgimento di attività sportive, anche collettive, a patto che venga rispettata la distanza di due metri tra gli individui appaiono paradossali se affiancate all’impossibilità, senza deroghe, allo svolgimento delle messe.

Giuseppe Conte si trova per la prima volta dalla formazione del governo lo scorso settembre in contrasto con la Cei e con parte del mondo cattolico. Anche l’Avvenire infatti esprime perplessità attraverso le parole del direttore Tarquinio.

Sarà molto difficile far capire perché, ovviamente in modo saggio e appropriato, si potrà tornare in fabbriche e in uffici, entrare in negozi piccoli e grandi di ogni tipo, andare in parchi e giardini e invece non si potrà partecipare alla Messa domenicale. Sarà difficile perché è una scelta miope e ingiusta. E i sacrifici si capiscono e si accettano, le ingiustizie no.

Marco Tarquinio, direttore editoriale dell’Avvenire.

Il marcato credo religioso del Presidente del Consiglio (reso pubblico anche a Porta a Porta) è rilevante per una ampia fetta dell’elettorato italiano ed è perciò utile ai fini del consenso per il governo. Ai fini del consenso è infatti interpretabile la nota che la Presidenza del Consiglio dirama dopo l’accusa della Cei. Come riportato dall’Ansa si legge che «Già nei prossimi giorni si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza».

Il Governo può però contare sull’appoggio di Papa Francesco. In un tweet pubblicato qualche ora dopo il montare delle polemiche tra vescovi ed esecutivo, il pontefice ha spezzato una lancia a favore di quest’ultimo.

Il DPCM del 26 aprile è stato fortemente criticato dalle opposizioni e dall’opinione pubblica: incongruenze, mancanza di argomentazioni, paternalismo e debolezza comunicativa attanagliano il decreto. Non solo, anche Italia Viva, attraverso la voce della ministra Bonetti ha sollevato polemiche. Una riconferma della strategia del partito di Renzi: discostarsi, nei limiti del possibile, dalla linea espressa dai due partiti di maggioranza, PD e M5S.

Il governo presieduto da Giuseppe Conte si trova in queste ore sotto fuoco incrociato, eppure le critiche non sembrano sufficienti a erodere il consenso verso l’esecutivo. Come mostrato dal sondaggio di IXE il gradimento per il governo ha toccato il suo massimo da novembre. A perdere consensi è invece la Lega di Matteo Salvini, che (come già avevamo anticipato) perde 6 punti percentuali rispetto alla rilevazione dello scorso 26 marzo.

Il sondaggio IXE pubblicato sul Corriere della Sera.

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