Ayrton Senna, 26 anni di nostalgia

“The Magic” Ayrton Senna

If only…“. È la didascalia di un malinconico e sognante Lewis Hamilton su un suo post di Instagram. Un fotomontaggio che ritrae il fenomeno britannico, sei volte campione del mondo di Formula 1, insieme ad Ayrton Senna, il campione di ieri. Quello che viene considerato da molti semplicemente il migliore. Un tuffo al cuore, quella foto. Per tutti gli appassionati, per tutti i tifosi di Hamilton e anche per tutti quelli che non hanno mai dimenticato il Senna uomo, oltre che il Senna pilota.

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If only…

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Forse ha già detto tutto Lewis, in due parole. Il suo punto di vista quasi coincide con quello di chi ha visto vincere prima Ayrton e ora l’inglese. O, quantomeno, del primo ne ha sentito parlare, ne ha riascoltato o rivisto le gesta. Un montaggio, sì, ma che riesce a fermare il tempo: un’istantanea che cattura un sogno.

Tantissime le parole e gli elogi che si sono alternati su Senna, in questi lunghi 26 anni passati da quel maledetto primo maggio 1994 ad Imola. “È morto il pilota, è nato il mito” è una di quelle frasi ad effetto che si rincorrono dal nefasto weekend italiano. Poco, davvero troppo poco per capire cosa significasse uno come lui. Hamilton, probabilmente, ci è riuscito molto più di tanti addetti ai lavori.

Senna, con il suo iconico casco verdeoro, alla guida della bellissima Lotus 97T nel 1986.
Immagine di: “Automoto.it”

Non bastano numeri, statistiche, classifiche e quant’altro, quella è fredda tecnica. Per capire Senna bisogna essere un po’ come lui. Un particolare filo rosso che lega due persone che non si sono mai conosciute, ma unite dalla stessa potente, viscerale ossessione. Quella per la velocità, per la vittoria, per il primato sugli altri ad armi pari, raggiunto solo con i propri mezzi. Ora si possono soltanto vedere video, sentir raccontare di gesta che sembrano così lontane nel tempo, altre epoche di questo sport. E infine domandarsi ingenuamente: Ma come faceva…”

Il brasiliano con Alan Prost, il grande antagonista della sua carriera, qui nel celebre momento della riconciliazione. Australia 1993.
Immagine di: “Guerin Sportivo”

Tanto altro da raccontare. La rivalità da film con il francese Alain Prost, col quale arrivò ai ferri corti tra il 1989 e il 1990. Caratteri troppo diversi, troppo forti in pista per andare d’accordo. Ma un immenso rispetto culminato con la celebre frase di Ayrton, pronunciata poco prima del suo ritiro dalle piste: “Ci manchi Alain”. La consapevolezza di non avere più il suo punto di riferimento da battere, il suo stimolo numero uno in pista, dopo il ritiro del nemico di una vita nella stagione precedente. Tutto l’astio accumulato negli anni precedenti trasformato in pura tenerezza: la catarsi.

Pochi anni dopo, un altro epico rivale si profila all’orizzonte. Un Michael Schumacher sulla cresta dell’onda, che gli avrebbe dato filo da torcere. Ma quella è un’altra storia che, purtroppo, non è mai stata scritta, spezzata improvvisamente il primo maggio, giorno di festa diventato giorno del ricordo per i tanti appassionati del motorsport.

Senna e la sua gente. Gran Premio del Brasile 1993.

Se invece non si conoscesse ancora a pieno il Senna pilota e le sue divine capacità di guida, c’è solo una cosa da fare. Basta solo un giro per capire più di quanto i libri non dicano. Gran Premio d’Europa 1993, Donington Park, Inghilterra. La sua stagione migliore, paradossalmente non culminata col titolo mondiale, a causa di un pacchetto macchina-motore nettamente inferiore a quello delle Williams di Alain Prost e Damon Hill. Una macchina, la sua amata McLaren, che Senna portò comunque alla vittoria in quello che viene ricordato come il suo trionfo più leggendario, grazie soprattutto al primo giro di quella corsa. Qualcosa che ha riscritto la storia dello sport.

L’anno successivo, la voglia di rivalsa. Williams battuta e Williams conquistata. La prospettiva di vincere il quarto titolo mondiale, tante motivazioni, ma anche tante difficoltà di apprendimento del nuovo ambiente. Fino a quel maledetto primo maggio 1994 che, nonostante tutto, ha segnato semplicemente la fine della sua carriera. Non della sua vita, che continua grazie al vivido ricordo delle sue imprese sportive senza tempo.

Un esempio per tutti di umanità e di estrema necessità di vincere per sé stesso e per gli altri. Ora più che mai, ci manchi, Ayrton…

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