Magia, mistero e malvagità. Le tante realtà dello specchio

Baci, sorrisi, chiacchiere e gesti… Momenti di vita rubati, o meglio riflessi, dagli specchi. Oggetti che si possono incontrare nelle case, nelle auto ma anche nelle vetrine lungo la strada. Tanto presenti nell’arte quanto nella fotografia e, di conseguenza, nelle nostre realtà.

California Kiss, Elliott Erwitt, 1955

Quando il coronavirus non c’era, le nostre vite erano tranquille ma frenetiche, un ossimoro tanto forte quanto reale.
Tutto scorreva via veloce e sempre il nostro tutto aveva un tempo, diciamo, più o meno definito. Da qualche mese però si è rallentato. Sono cambiate cose, come l’incessante bisogno di guardare l’ora, l’aperitivo con gli amici dopo un’estenuante giornata o il solito «A che ora passi a prendermi? Fammi uno squillo prima così mi trovi giù» del sabato sera.

Ma c’è un’altra cosa che è cambiata: noi e la nostra immagine allo specchio. Quell’osservarci in modo distratto, con angoscia o accuratamente ora non avviene più. Non potendo uscire di casa, non salta spesso alla mente l’idea di osservarsi in uno stato di abbrutimento da quarantena, anzi.
E possiamo dire che complessivamente gli incontri con la nostra immagine si siano limitati alle sedute dedicate a cura e igiene personale con sapone, spazzolino e dentifricio.
Magico, misterioso e un po’ malvagio lo specchio è rimasto però lì al suo posto…

C’era una volta

Sappiamo che quest’oggetto ha origini antichissime ma non si sa con certezza chi lo abbia inventato. Notoriamente Murano è la patria di quest’arte dove si sono, per tradizione, concentrati i maestri del vetro.
Ma è anche vero che i primi cenni storici degli specchi comparvero tra le pitture egizie, dal momento che facevano parte delle loro ritualità, come di quelle dello shintoismo giapponese. Pare leggenda, ma si racconta che furono anche utilizzati come armi da Archimede per incendiare le navi romane durante l’assedio di Siracusa.

Galleria degli Specchi della Reggia di Versailles

Ma torniamo all’isola che diede i nobili natali (diciamo così) a quest’arte. Nel 1271 le autorità veneziane redissero lo statuto della Confraternita dei Vetrai, nella quale venne proibita l’importazione di vetri dall’estero. Negando così ai vetrai stranieri la possibilità di lavorare a Venezia. Nel 1605, la suddetta autorità creò il Libro d’Oro, una sorta di Bibbia con i nomi degli appartenenti alla Magnifica Comunità di Murano, da allora noti come la nobiltà vetraia dell’isola.
Insomma tutto questo era stata organizzato perché nel frattempo la Francia stava facendo uso e abuso di specchi. 

Preziosi come gemme, porte su altri mondi

I Coniugi Arnolfini,Jean Van Eyck 1434

I Coniugi Arnolfini di Jean Van Eyck e di risposta i Preraffaellitti, con Il Risveglio della Coscienza di William Holman Hunt e ancora, Manet con il suo Bar delle Folies-Bergère… Sono solo alcuni esempi di opere dove la simbologia dello specchio si afferma in modo predominante. Nelle opere gli specchi, che potevano anche essere piccoli e lontani come nel caso dei Coniugi Arnolfini, premettevano un’immersione totale nella tela. Lo spettatore diventa partecipe, ora e in ogni tempo, di una scena attraverso un piccolo e confuso riflesso, vedendo anche ciò che altrimenti non sarebbe possibile vedere.

Il Bar delle Folies-Bergère, Èdouard Manet 1881-1882

Esempio analogo è il Bar delle Folies-Bergère di Manet dove, dopo un primo sguardo sulla malinconica cameriera, ci si accorge, grazie allo specchio presente, del mondo che circonda lei e inevitabilmente anche noi. Sembra di riuscire a percepirne odori, suoni e rumori. 

All is Vanity, Charles Allan Gilbert 1892

Charles Allan Gilbert invece diede spazio alla vanitas vanitatum, la vanità. Penso che nessuno abbia mai dimenticato, nonostante il patrimonio mitico sovrabbondante, il mito di Narciso. E lo specchio che predomina la scena è, a primo sguardo, il protagonista funebre del dipinto con le sue forme scheletriche.  

E la superbia? «Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?». Ve lo ricordate? Era il 1937 e una risposta inaspettata data alla regina di un paese lontano ha dato origine al primo lungometraggio Disney

Biancaneve e i Sette Nani, Walt Disney 1937

Non solo vizio e malvagità 

Lo specchio è stato anche prudenza nell’arte tardo-medievale come nella pittura e scultura rinascimentale. È come se la tua immagine riflessa volesse darti un avviso: «Guardati, riconosciti. Quello che sei ora viene dalla tua esperienza. Ricordatela e usala con saggezza». Un oggetto che, dunque, riflettendoti regala l’occasione per riflettere a tua volta. 

Il Risveglio della Coscienza, William Holman Hunt 1853

Percezione di altro oltre al reale 

Specchio dal latino specŭlum derivato di specĕre,guardare” e dal greco spektomai ,io vedo“. Io vedo, io guardo, io colgo.
Non è quello che è stato fatto anche dalla fotografia?
Prendiamo Brassaï che è riuscito a cogliere la Parigi segreta degli anni ’30. Una Parigi fatta di sigarette bruciate in bar affollati, prostitute e una bellezza un po’ rude ma popolare dell’epoca. Plebea e carnale. E come nell’arte anche nella fotografia lo specchio veniva utilizzato per rubare momenti di vita e intimità, regalandoci storie o simpatici autoritratti…

L’armadio a Specchi, Brassaï 1932

Percezione di altro e scoperta di sé. Lo specchio è stato anche questo e Lacan, filosofo francese del ‘900, ha ipotizzato una fase della vita umana denominata Stadio dello Specchio. Quando il bambino tra i 6 e i 18 mesi si vede per la prima volta riflesso. E non riconoscendosi immediatamente coglie invece l’immagine della madre accanto che lo aiuta a scoprirsi e a prendere consapevolezza di esistere come essere corporeo. 

Irving Penn 1917 – 2009
Richard Avedon, 1923 – 2004
Elliot Erwitt, 1928 –

Mistero, magia e un po’ di malvagità… le tre M che delineano questi oggetti in grado di cogliere anche piccoli pezzetti di vita: una mano sospesa fuori dal finestrino, il corpo leggero di una ballerina davanti allo specchio, ma anche i riflessi di conversazioni private avvenute in un bar.

Rifletteteci riflettendovi. È divertente.

Un semplice gesto rubato dallo specchietto retrovisore dell’auto
Gli specchi sono sempre presenti nelle sale di danza

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