Uno sguardo sui leader: il linguaggio di Giuseppe Conte

«Ore 20.20: Conte è in diretta!», arrivano decine di notifiche nei gruppi Whatsapp, nei canali Telegram, si chiamano i parenti per avvisare: un nuovo Dpcm è in arrivo. Uno scenario a cui ormai siamo tutti abituati da quel famoso 8 marzo che ha cambiato le nostre vite. L’orario di inizio non è mai quello indicato, il premier è un ritardatario. Poi ci siamo, grafico blu con il logo di Palazzo Chigi e qualche secondo dopo appare lui, l’uomo del momento.

Il premier Conte e lo scenario a cui siamo ormai abituati

Abito blu, abbinato perfettamente con la cravatta, dietro di lui due bandiere, quella italiana e quella dell’Unione Europea. Uno stylist non troverebbe difetti in lui: è impeccabile, è come se indossasse una divisa. Anche la sua pettinatura ha attirato la nostra attenzione e in particolare quella della senatrice di Forza Italia Anna Maria Bernini che nel corso dell’ultima informativa di Conte al Parlamento del 30 aprile, ha detto: «Il presidente del Consiglio ha un fantastico taglio di capelli che tutti invidiamo». Poi arriva il momento delle notizie alla Nazione. «Buonasera a tutti…» inizia così, in maniera non propriamente istituzionale, non utilizza la classica formula «care cittadine, cari cittadini» adottata dal Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Abbiamo ascoltato diverse volte ciò che il Presidente del Consiglio aveva da dirci e analizzeremo tre dei suoi interventi: 12 marzo, 21 marzo e 26 aprile. Attraverso un software di analisi del testo, AntConc, cercheremo di individuare le peculiarità lessicali dell’Avvocato foggiano.

I tre discorsi presi in analisi fanno riferimenti a passaggi particolarmente significativi dell’emergenza coronavirus in Italia: il 12 marzo è stata annunciata infatti l’estensione a tutto il territorio nazionale delle misure entrate in vigore per alcune zone l’8 marzo, il 21 marzo è stato deciso lo stop di tutte le attività non essenziali e il 26 aprile il premier ha dato le indicazioni per la fase 2 che entrerà in vigore il 4 maggio.

Dichiarazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, 12 Marzo. Credit video: Palazzo Chigi

Quali parole ha ripetuto più spesso Conte?

Uno dei termini ripetuti più volte nei tre discorsi presi in considerazione è “emergenza” (fa*7)Emergenza che non riguarda solo il punto di vista sanitario ma anche quello economico. È soprattutto nel discorso del 12 marzo che il premier si sofferma sull’emergenza sanitaria: «Vorrei cominciare ringraziando prima di tutto, ancora una volta, i medici, gli operatori sanitari, i ricercatori che semmai anche in questo momento che vi parlo stanno lavorando senza sosta negli ospedali per combattere l’emergenza sanitaria, per curare i nostri malati.»

Nelle dichiarazioni del 21 marzo, invece, si inizia a discutere dell’emergenza economica ormai imminente: «L’emergenza sanitaria – ma lo avevamo previsto – sta tramutando in piena emergenza economica, ma a voi tutti dico: Lo Stato c’è. Lo Stato è qui. Il Governo interverrà con misure straordinarie che ci consentiranno di rialzare la testa e ripartire quanto prima.» Nel discorso del 26 aprile, invece, non si parla di emergenza, fatto riconducibile probabilmente a una situazione che, rispetto a marzo, risulta maggiormente sotto controllo.

Dichiarazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, 21 marzo. Credit video: Repubblica.it

Altro termine significativo, più volte ripetuto dal capo dell’Esecutivo è “tutti” (fa 18)Tutti che, oltre che ad essere usato come aggettivo, è stato utilizzato per dimostrare agli italiani quel senso di comunità necessario in questa fase. Lo ripete più volte nel discorso del 12 marzo e lo troviamo nella conclusione che ha fatto tanto discutere: «Rimaniamo distanti oggi per abbracci con più calore per correre più veloce domani, tutti insieme ce la faremo.» Ma il termine ha trovato spazio anche per appelli alla responsabilità: «Voglio dirvi un’ultima cosa: se rispetteremo tutti queste regole usciremo più in fretta da questa emergenza.» Un “tutti” che Conte usa per evidenziare la trasparenza del suo Governo: «Ho scelto di rendere tutti voi partecipi della sfida che siamo chiamati ad affrontare.»

Un sentimento di unità nazionale che si declina anche nel diffuso utilizzo del verbo “dobbiamo” (fa 10). La prospettiva di Conte è quella dell’uomo politico, nel momento in cui si fa interprete delle decisioni governative: «La regola madre rimane la stessa: dobbiamo limitare gli spostamenti alle attività lavorative per motivi di salute o per motivi di necessità, come fare la spesa.» e quella del cittadino italiano, senza privilegi rispetto agli altri: «Sono misure severe, ne sono consapevole, rimanere a casa, rinunciare a radicate abitudini, non è affatto facile ma non abbiamo alternative, in questo momento dobbiamo resistere perché solo in questo modo riusciremo a tutelare noi stessi e a tutelare le persone che amiamo.» 

Una prima persona plurale che quindi dà l’idea di un’Italia che dai membri del governo ai cittadini deve agire unita. La parola “Italia” (fa 7) è stata utilizzata dal premier per decretare la zona “rossa” in tutte le regioni nel discorso del 12 marzo: «È arrivato il momento di compiere un passo in più. Quello più importante. L’Italia sarà sempre una zona unica. L’Italia protetta.» Nel richiedere un grande sacrificio agli italiani si è parlato poi di “Italia” per risvegliare un sentimento di amore: «Se ami l’Italia mantieni le distanze.» ha detto il premier la sera del 26 aprile.

Conferenza stampa del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, 26 aprile. Credit video: Fanpage.it

Un amore dimostrato da coloro che nonostante il lockdown hanno continuato a lavorare per il Paese: «Penso in particolare innanzitutto ai medici, agli infermieri ma penso anche alle Forze dell’ordine, alle Forze armate, agli uomini e alle donne della Protezione Civile, ai commessi dei supermercati, ai farmacisti, agli autotrasportatori, ai lavoratori dei servizi pubblici, anche ai servizi dell’informazione, donne e uomini che non stanno andando semplicemente a lavorare, ma compiono ogni giorno un atto di grande responsabilità verso l’intera nazione. Compiono un atto di amore verso l’Italia intera

Unità, amore e sacrificio nell’emergenza. Sono queste le principali richieste del premier nelle diverse conferenze in diretta Facebook che abbiamo visto in questi mesi. Restiamo comunque in attesa di un nuovo discorso di Giuseppe Conte, per aggiornarci sulle nuove misure che verranno. Lo scenario sarà sempre lo stesso, l’abito non cambierà e speriamo, questa volta, che le parole del capo dell’Esecutivo non siano l’ennesima richiesta di sacrificio. 

*frequenza assoluta

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