Gli Stati Uniti hanno un evidente problema con la violenza

Dalle proteste dei suprematisti bianchi di fronte ai parlamenti statali alle rivolte per la morte di George Floyd a Minneapolis: i cittadini americani palesano uno spregiudicato amore per l’uso della violenza

Proteste a Minneapolis (Stati Uniti) dopo l'uccisione di George Floyd, 28 maggio 2020. (foto: AP/Julio Cortez)
Proteste a Minneapolis dopo l’uccisione di George Floyd, 28 maggio 2020. (foto: AP/Julio Cortez)

All’inizio di maggio, in piena pandemia da COVID-19, si è assistito negli Stati Uniti ad un progressivo allentamento delle misure di confinamento, dovuto alle crescenti pressioni messe in atto dalla popolazione stessa. Tale presa di posizione può essere interpretata alla luce di due fattori caratteristici della società americana:

  • La popolazione è succube del sistema capitalista, che spinge l’individuo a produrre per la propria sussistenza, accentrando la ricchezza nelle mani di pochi.
  • La carenza del sistema previdenziale non pone al riparo le fasce più deboli della popolazione, non garantendo assistenza a chi non può permettersela.

La chiusura del mercato interno, a seguito dei vari lockdown proclamati dai differenti parlamenti statali, e quella del mercato estero, posta in essere dall’attuale rigidità dei confini nazionali, hanno messo l’economia americana di fronte ad un collasso. Dall’inizio della pandemia, si stima che oltre 40 milioni di americani abbiano richiesto i sussidi promessi dalla Casa Bianca, ed elargiti dal Presidente Trump secondo lo schema dell’helicopter money. Tuttavia, questa distribuzione di liquidità direttamente nelle tasche dei privati cittadini potrebbe richiedere ancora svariati mesi.

Infettarsi o morire di fame

Gli americani si sono così trovati stretti tra due fuochi: il timore di essere infettati dal COVID-19 senza potersi poi permettere le cure; la non secondaria paura di non poter più portare cibo sulla propria tavola. Posta di fronte alla scelta tra il rischio di infettarsi e quello di morire di fame, la popolazione, contro i pareri degli esperti nazionali e dell’OMS, è scesa in piazza in molte città, chiedendo la riapertura delle attività economiche.

Ove il Campidoglio non ha ceduto alle richieste, si sono verificate manifestazioni tanto pacifiche quanto pericolose – nonostante nessun colpo sia stato sparato e nessuna vetrina sia stata rotta. I maggiori sostenitori della riapertura, appoggiati via Twitter dal Presidente Trump in persona, si sono dati appuntamento sotto i campidogli degli Stati non intenzionati ad alleggerire il lockdown.

Sostenitori di Trump sulla scalinata che porta al Campidoglio del Michigan nella capitale Lansing (Stati Uniti), 15 aprile 2020. (foto: Jeff Kowalsky)
Sostenitori di Trump sulla scalinata che porta al Campidoglio del Michigan nella capitale Lansing, 15 aprile 2020. (foto: Jeff Kowalsky)

Seppur vero che la libertà di espressione è un diritto universale, diverso è sostenere la propria tesi presentandosi armati da capo a piedi, come un Marine pronto ad uno sbarco anfibio. È avvenuto che in Michigan i manifestanti, così equipaggiati, siano entrati all’interno del parlamento statale. Mettendo in serio pericolo la sicurezza dell’istituzione e dei parlamentari stessi.

Il popolo contro la polizia

Martedì 26 maggio a Minneapolis, in Minnesota, è avvenuto l’ennesimo episodio di police brutality. Un poliziotto, con l’intenzione di bloccare a terra un uomo inerme, lo ha ucciso soffocandolo. Il nome della vittima era George Floyd. La sua pelle era nera. Questo è bastato per risvegliare la popolazione, che messa di fronte all’ennesimo atto di estrema violenza perpetrata dalla polizia verso un afroamericano ha reagito mettendo a ferro e fuoco la città. Negozi saccheggiati, beni pubblici danneggiati, dipartimenti di polizia presi d’assalto. Tanto che il Governatore del Minnesota, Tim Walz, si è visto costretto a chiedere il supporto della guardia nazionale per riportare l’ordine in città.

Un commissariato della polizia di Minneapolis (Stati Uniti) dato alle fiamme durante le proteste. Immagine tratta da un notiziario della CNN, 28 maggio 2020.
Un commissariato della polizia di Minneapolis dato alle fiamme durante le proteste. Immagine tratta da un notiziario della CNN, 28 maggio 2020.

È indubbia la legittimità della popolazione nel ribellarsi contro i propri oppressori. Nel caso in questione la polizia: troppo spesso esercitante diritti che non le sarebbero concessi, troppo spesso all’origine di violenze verso le minoranze, troppo spesso impunita per i crimini commessi. Tuttavia, i cittadini non hanno saputo incanalare la loro forza e adoperarla per il raggiungimento di un obbiettivo concreto e durevole. Uniti da un unico movente, si sono abbandonati alle fallacie primordiali dell’animo umano.

Ciò che più ci colpisce di una folla psicologica è che gli individui che la compongono (…) acquistano una sorta di anima collettiva per il solo fatto di appartenere alla folla. Tale anima li fa sentire, pensare ed agire in un modo del tutto diverso da come ciascuno di loro – isolatamente – sentirebbe, penserebbe ed agirebbe.

Da “Psicologia delle folle”, Gustave Le Bon


Una bomba pronta ad esplodere

In seconda analisi, questa compresenza di situazioni rende la società americana ancor più esplosiva. La rivolta di Minneapolis, insieme a quelle già avvenute negli anni passati, mostra una palese stanchezza di parte della popolazione nei confronti di un sistema che produce trattamenti differenziati a seconda della “razza”. Data la natura progressista delle proteste, esse si prestano facilmente ad essere assimilate alla richiesta di un sistema più equo dal punto vista economico-sociale, che preveda una sanità pubblica, ammortizzatori sociali ed una svolta verde nell’economia nazionale. Allo stesso tempo, però, denotano una chiara assenza di ordine e priorità interne, producendo così un gioco a somma zero; se non addirittura risultati controproducenti.

Invece le dimostrazioni favorevoli alla fine del lockdown, avvenute ad opera di manifestanti repubblicani, mostrano la presenza di una fitta e prolifica rete organizzativa. Le milizie “dei padri fondatori” sono pronte ad essere dislocate in breve tempo, possono contare sulla legittimazione costituzionale del II emendamento, e la loro ferrea organizzazione permette di mostrare i denti senza dover torcere un capello. Riuscendo comunque ad intimorire.

Fortunatamente non ci è ancora dato sapere cosa avverrà quando, e se, queste due onde entreranno in collisione.

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