2 agosto 1980, la strage di Bologna

A quarant’anni dall’attentato la verità è ancora lontana, ma qualche passo in avanti è stato fatto

La strage di Bologna

Sabato, 10.25 di mattina, Stazione ferroviaria di Bologna, sala d’aspetto della prima e seconda classe.

Undici anni dopo la strage di Piazza Fontana. Sei anni dopo la strage dell’Italicus. Due anni dopo il sequestro Moro. Trentaquattro giorni dopo Ustica.

Due anni prima di Spagna ’82. Nove anni prima della caduta del muro. Dodici anni prima delle stragi di Capaci e via D’Amelio.

Diciassette anni prima che nascessi io.

La prima pagina del Corriere della Sera il 3 agosto 1980, all’indomani della strage di Bologna.
La prima pagina del Corriere della Sera il 3 agosto 1980, all’indomani della strage di Bologna.

Settantasei morti alla prima conta, ottantacinque al definitivo, 200 feriti.

L’ordigno era una bomba militare di 23 kg riposta in una valigia e sistemata sopra un tavolino per ampliarne l’effetto.

Gli esecutori? I Nuclei Armati Rivoluzionari, organizzazione neofascista che fece delle bombe il suo marchio di fabbrica. Vennero condannati in via definitiva – in un iter giudiziario che, nel suo complesso, non ha ancora visto la sua fine – Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini. Recentemente è stato poi condannato Gilberto Cavallini all’ergastolo in primo grado mentre Paolo Bellini è in attesa della fissazione dell’udienza. Ovviamente nessun pentito.

Oggi è importante ricordare la strage di Bologna e tutto ciò che negli anni è riaffiorato attorno ad essa, soprattutto per tre motivi.

I depistaggi

Ciò che accomuna la maggior parte delle stragi italiane è l’assenza di chiarezza, trasparenza e di una verità univoca, inconfutabile, indelebile. La strage di Bologna è caratterizzata dalle innumerevoli false piste seguite negli anni, la più grave forse quella architettata dal Sismi (Servizio per le informazioni e la sicurezza militare): i servizi segreti guidati all’epoca da Giuseppe Santovito, membro della P2. Ebbene, un settore dei nostri servizi sviò le indagini costruendo la pista secondo cui i sospettati dell’attentato erano in fuga oltreconfine.

Un secondo tentativo di depistaggio, sempre offertoci dal Sismi, fu il ritrovamento nel gennaio successivo di una valigia su un treno Taranto-Milano. Conteneva lo stesso tipo di ordigno utilizzato a Bologna, una mitragliatrice e due biglietti aerei, uno per Monaco e l’altro per Parigi. Si scoprì poi che in realtà fu depositata sul convoglio da un carabiniere per indurre i magistrati a seguire la pista estera.

Riassumeva magistralmente il fenomeno Attilio Bolzoni nel 2010 su Repubblica, commentando le indagini sulle stragi Falcone e Borsellino, altra macchia sulla nostra storia.

Oggi come allora uno Stato commemora i suoi eroi e un altro Stato protegge se stesso e i suoi segreti. C’è uno Stato che ricorda e s’indigna e c’è un altro Stato che ancora trama, nasconde, fa sparire prove (…)

Ad oggi è finito sotto la lente d’ingrandimento anche l’ex generale dei servizi segreti (SISDE) di Padova Quintino Spella con l’accusa di depistaggio. Oltre a lui sono apparsi sul registro degli indagati anche un carabiniere, Piergiorgio Segatel, e Domenica Cadracchia, responsabile di una società che operava per i servizi segreti.

Ricordare da dove veniamo

Troppo spesso si dimentica cosa e soprattutto chi c’era prima di noi, chi ci ha preceduto e ha fatto sì che la nostra vita sia accettabile e gradevole. Gli anniversari sono occasioni per riavvolgere il nastro della memoria, dunque ogni 2 agosto ricordiamoci che la democrazia come la conosciamo oggi, fatta di pace e sicurezza, non è piovuta dal cielo. Non è stata un dono, ma una conquista sanguinosa di cui andare fieri. Se ricordiamo cosa accadde alla stazione di Bologna è per capire che partendo da quell’evento dobbiamo procedere nel senso opposto. Non deve esistere intimidazione o sopruso per influenzare l’opinione pubblica. Non ci possono essere persone sacrificabili per “fini più grandi”. Di fronte alla barbarie bisogna rimanere uniti e il confronto civile, argomentato, informato resterà sempre il peggior nemico di chi vuole imporre con la forza le proprie idee, il proprio credo o semplicemente i propri interessi.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella visita la sala d'aspetto della stazione di Bologna, il 30 luglio 2020. Dietro di lui le «vittime del terrorismo fascista», l'elenco degli innocenti rimasti uccisi nella strage di Bologna del 2 agosto 1980. Foto: MICHELE LAPINI
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella visita la sala d’aspetto della stazione di Bologna, il 30 luglio 2020. Alle sue spalle le «vittime del terrorismo fascista», l’elenco degli innocenti rimasti uccisi nell’attentato del 2 agosto 1980. Foto: MICHELE LAPINI

Andare avanti

Dire che dopo un disastro la prima cosa da fare sia ricostruire ed andare oltre pare ovvio e fin troppo semplice. Forse, però, se è vero che dobbiamo proseguire in senso opposto al gesto di Mambro e Fioravanti, è vero anche che non abbiamo ancora raggiunto la meta. Troppo poco si sa a proposito di chi volle quella strage, del perché scelse Bologna, perché la stazione e il 2 agosto. Ad oggi sono stati individuati come finanziatori dell’attentato Licio Gelli e Umberto Ortolani mentre Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi come organizzatori. Tutti e quattro tuttavia sono deceduti e non potranno essere sentiti dai pm Ignazio De Francisci, Nicola Porro e Umberto Palma, che oggi coordinano le indagini sui movimenti bancari che finanziarono l’attentato alla stazione.

Vignetta di Mauro Biani sulla strage di Bologna.
Vignetta di Mauro Biani sulla strage di Bologna

Gli atti recentemente desecretati dai servizi d’intelligence avrebbero dovuto dare una svolta alle indagini, come tutti auspicavano. Tuttavia, come affermato anche da Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, gli atti resi pubblici non contengono alcuna informazione utile. Non aiuteranno in alcuna maniera le indagini, non permetteranno di andare avanti.

Oggi, a 40 anni da quell’esplosione che uccise 85 persone, uno dei peggiori atti terroristici della storia italiana non può considerarsi un capitolo chiuso. Se non avremo mai una giustizia piena, bisogna comunque continuare a esigere chiarezza sui motivi e le trame che portarono alla strage di Bologna. Domandarselo può apparire inutile, ma qual è il miglior modo di scoprire la verità se non chiederla?

Commenta