Una crepa nel Movimento 5 stelle?

L’emendamento presentato da 50 parlamentari grillini al decreto Covid e le defezioni in fase di approvazione mostrano la frattura all’interno del gruppo 5 stelle.

Luigi Di Maio e Giuseppe Conte sui banchi del governo alla Camera dei deputati
Luigi Di Maio e Giuseppe Conte.

Mercoledì 2 settembre i deputati hanno votato alla Camera la fiducia al decreto Covid emanato dal governo. 28 deputati grillini hanno “disertato”, dopo che il giorno precedente la stessa maggioranza aveva presentato un emendamento che andava contro la linea del governo.

La disputa nasce intorno ad un articolo del decreto Covid che poco ha a che vedere con l’emergenza sanitaria. Nel dl infatti viene apportata una modifica alla legge 124 dell’agosto 2007 riguardante il «Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto». I servizi segreti insomma.

La legge del 2007 stabiliva, tra le altre cose, i criteri di rinnovo e nomina dei vertici di tre organi: il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis); l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise); l’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi). La norma sanciva il possibile rinnovo dei vertici solo per un secondo mandato, della durata di quattro anni.

Il decreto del governo modifica il rinnovo di 4 anni e lo divide in tranches: «Al fine di garantire, anche nell’ambito dell’attuale stato di emergenza epidemiologica del Covid-19, la piena continuità nella gestione operativa del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, alla legge 3 agosto 2007, n. 124, sono apportate le seguenti modificazioni: le parole “per una sola volta” sono sostituite dalle seguenti: “con successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni”»

Federica Dieni, deputata del Movimento 5 stelle e capogruppo al Copasir.
Federica Dieni, deputata del Movimento 5 stelle.

La norma tuttavia lascia spazio ad interpretazioni. È infatti dalla poca chiarezza del testo che nasce il malcontento. Martedì 1 settembre Federica Dieni (M5s) presenta, come prima firmataria, un emendamento che cancella la modifica alle legge 124 sui servizi segreti. La deputata raccoglie in totale 50 firme, tra cui quelle di Carlo Sibilia, sottosegretario al Ministero dell’Interno, e Angelo Tofalo, sottosegretario al Ministero della Difesa.

Secondo i 5 stelle, la norma non emendata consentirebbe la proroga dei vertici oltre i tempi stabiliti dalla legge, favorirebbe la riconferma di Gennaro Vecchione (ex capo della Guardia di Finanza, considerato molto vicino a Conte e inviso a parecchi deputati) alla guida del Dis e infine violerebbe le consuetudini parlamentari in materia. È risaputo infatti come le legislazioni sui servizi segreti vengano quasi sempre concordate in rapporto con il Copasir (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) e l’opposizione, tramite legge ordinaria.

Giuseppe Conte e Gennaro Vecchione
Giuseppe Conte e Gennaro Vecchione.

Il Governo non ha risposto ufficialmente alle critiche mosse dal gruppo parlamentare. Tutt’altro, il ministro per i rapporti con il Parlamento ha posto la questione di fiducia sul decreto, proprio per evitare la votazione su quell’emendamento.

Non vi è stato alcun rischio di bocciatura per il Governo, data la larga maggioranza che possiede a Montecitorio. Quanto avvenuto, però, non l’ha esentato da critiche. Federica Dieni ha infatti ribadito come «La normativa sui servizi segreti non riguarda alcuni o pochi, ma tutti. Sono profondamente contrariata dalla fiducia e ci tengo che resti agli atti» [Il Manifesto, 2/09/20, p.4].

L’opposizione ha giustamente tuonato: con l’espediente del Covid-19, il Parlamento è stato aggirato su una materia tradizionalmente bipartisan.

La spaccatura tra il gruppo dirigente del Movimento 5 stelle e quello parlamentare è ormai divenuta palese. Secondo il Foglio dietro questo emendamento ci sarebbe il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che avrebbe voluto ricordare al premier chi è il vero leader politico del Movimento. Di Maio ha smentito l’avventata accusa, ma ciò non allontana le preoccupazioni. Francesco Boccia, ministro per le Autonomie, ha infatti ammesso: «Una coincidenza come questa, con tanti deputati che firmano lo stesso emendamento – contro il proprio governo – non la ricordo. Capita raramente, un emendamento con 50 firme credo di non averlo mai visto» [La Repubblica, 3/09/20, p.8].

È dover di cronaca riportare come dei 28 assenti, solo sette fossero ingiustificati. La stessa Dieni ha poi ammesso di essere stata fedele alla linea in fase di votazione.

I problemi per Conte non finiscono qui. Il Copasir in queste ore ha convocato il presidente del Consiglio per chiarire la modifica alla norma del 2007. Il Comitato per la sicurezza chiederà a Conte le motivazioni che lo hanno spinto a correggere, all’interno del decreto Covid, una legge che era stata votata insieme da maggioranza e opposizione.

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