Regionali Marche, Mancini: “Ripubblicizzare la sanità e assicurare adeguato personale sanitario”

In vista delle elezioni regionali, previste per il prossimo 20 e 21 settembre, multiTasca ha deciso di fare la sua parte. In collaborazione con l’associazione civitanovese “Veder crescere con il dialogo”, per il progetto “Io Desidero”, nato su idea di Andrea Foglia, abbiamo chiesto ai principali candidati che hanno voluto incontrarci, i rispettivi progetti in tema di politiche giovanili. A ridosso del voto, il nostro unico obiettivo, pienamente condiviso dal Dott. Foglia, è infatti quello di informare studenti e giovani lavoratori marchigiani circa le proposte e le idee messe in campo dai maggiori candidati Presidenti di regione.

L’iniziativa “Veder Crescere il Dialogo”, su idea di Andrea Foglia

La seconda tappa di questo nostro percorso ci ha visto incontrare il candidato del movimento “Dipende da Noi”, il Professore all’Università di Macerata, Roberto Mancini

I fondi del Recovery Fund arriveranno a finanziare anche le Marche. Quali investimenti strutturali ha previsto per il settore universitario?

«Le politiche giovanili ad ora hanno un carattere palliativo, a causa della struttura del mercato e della politica nazionale che lo asseconda. Le politiche giovanili degli enti locali cercano di limitarne i danni, ma la contraddizione è strutturale. Detto questo, la Regione deve concentrarsi sia sulla formazione a livello di studi, sia su quella professionale. Ci si deve poi concentrare sull’esercizio della creatività e del nuovo modo d’essere delle nuove generazioni, oltre che sulle politiche educative nelle scuole. Curandosi anche delle fasce d’età d’infanzia e pre-adolescenziali, oltre che di quella universitaria».

Graduation Day 2020 all’Università di Macerata

Procedendo successivamente a collegare i neolaureati al mondo del lavoro.

«In questo senso, non deve mancare il parallelo ruolo di coordinamento economico della Regione, che punti a premiare non le multinazionali, ma a ricostruire un’economia di comunità, sostenendo imprese che guardano ai giovani come protagonisti. Il circuito tra produzione e formazione professionale non deve essere astratto ma sostenuto da una progettualità regionale, che colleghi giovani e imprese. Cito, ad esempio, al CNA, agli artigiani: realtà che possiedono la sapienza dei mestieri ma non hanno più i giovani che li imparano».

Resta però l’evidente scarto fra le conoscenze e le competenze acquisite dagli studenti nelle università e la loro spendibilità in un ecosistema industriale spesso arretrato e poco digitalizzato. Quale modalità ha pensato per favorire il link fra gli atenei e le aziende all’avanguardia del territorio, che guardano, ad esempio, investimenti esterni specifici e al mondo dell’Open Innovation?

«È una questione che riguarda innanzitutto i percorsi didattici delle università, che devono essere capaci di un approccio trasformativo. C’è un crescente conformismo degli atenei di adattarsi alle prime tendenze emergenti del mercato, senza capire quale potenziale economico questi trend hanno realmente. D’altro canto, ci sono settori lavorativi del territorio che non sono abitati e hanno potenziale. Le università dovrebbero formare guardando in quella direzione».

Le Marmitte dei Giganti, meta turistica marchigiana. Foto: Marche Tourism

Di quali settori si tratta?

«Penso al turismo di qualità, al recupero dell’artigianato, che offra il made in Marche come marchio particolarmente avanzato, o all’agricoltura biologica. Oltre alla tutela dei beni artistici, all’interno della rete di musei e realtà marchigiani, spesso abbandonata a sé stessa e scoordinata. In tutti questi campi è fondamentale l’esperienza dello stage, che colleghi università e aziende e prepari da subito profili specializzati».

Fra i quattro atenei marchigiani, quello di Camerino risente ancora dei danni causati dal sisma. Sono in programma investimenti specifici per garantire il recupero di tutti gli alloggi mancanti e assicurare i servizi?

«Certamente sì. I fondi per l’Università di Camerino si trovano all’interno del quadro dei finanziamenti previsti per tutta l’area colpita dal terremoto: è il primo punto del nostro programma. La mancata risposta alle persone che vivono nelle aree danneggiate dal sisma è in qualche misura lo scandalo della nostra corrente politica regionale delle Marche».

Università di Camerino

Come sfruttare l’affermazione delle nuove logiche lavorative per affermare anche nella nostra regione il paradigma della startup e del Venture Capital?

«Occorre l’integrazione tra due direzioni. Da un lato, l’integrazione tra l’imprenditoria giovanile e l’inserimento dell’azienda nella comunità del territorio, che ne eviti l’isolamento. Un esempio positivo in questo caso è quello dei GAS, i gruppi di acquisto solidale. Dall’altro lato, è importante favorire l’internazionalizzazione specifica e orientata. Capire cioè quale sia il rapporto migliore, per queste imprese, con aziende di altri Paesi, al fine di garantire un canale sicuro di esportazione. Su questo versante la Regione deve intervenire attraverso il credito, finanziabile sia attraverso l’agenzia già esistente, con la differenza che ora questo ente ha davvero dei fondi a dispozione, sia favorendo il rapporto con gli istituti di credito radicati nel territorio. Dalle Banche di Credito Cooperativo a Banca Etica».

Una categoria particolarmente in difficoltà, ancor più a seguito della pandemia, è quella degli artisti, la cui attività non può trasferirsi online. Cosa farà la Regione per rilanciare il settore dell’arte ed evitare l’esodo dei giovani che ne fanno il proprio mestiere?

«Abbiamo previsto una legge regionale sulla cultura, che prima di tutto riordini le professioni culturali, spesso affidate al precariato e oggetto di sfruttamento, in analogia con il mondo del sociale e dei servizi alla persona. Serve dunque un quadro normativo e finanziamenti adeguati, per stabilizzare questi ruoli. Bisogna poi uscire dalla prospettiva evenemenziale in questi campi e avviare invece dei processi che garantiscano continuità e professionalità. Favorendo un percorso di apprendimento delle arti, attraverso nuovi istituti e scuole, oltre a quelli già presenti».

Conservatorio Rossini di Pesaro

A soffrire, specialmente oggi, è anche il settore della sanità. Mancano borse di studio per gli specializzandi in Medicina e scarseggia il personale sanitario. Nelle Marche questo problema è risaltato ancora di più dopo la costruzione del Covid Hospital a Civitanova Marche. Come far ritornare i giovani medici in corsia?

«La sanità, nel nostro programma, sarà il settore più finanziato. Il punto centrale sta nell’invertire la tendenza degli ultimi governi locali e ripubblicizzare la sanità, oggi fortemente privatizzata e disgregata dai territori. Questo significa intervenire a livello nazionale nel ciclo complessivo della formazione del personale sanitario: a partire dall’abolizione del numero chiuso nelle facoltà di Medicina, Fisioterapia e delle professioni mediche. Sul piano regionale, bisogna rilanciare la sanità pubblica e sostenere i presidi sanitari del territorio, in modo che i giovani laureati trovino poi uno spazio adeguato. Ascoltando medici e primari, quello che manca è infatti la possibilità di trasmettere nozioni e formazione ai nuovi colleghi. Costruire ospedali non basta, bisogna assicurare un adeguato personale sanitario. Perché ciò accada è necessaria anche la spoliticizzazione della sanità».

La crisi da Covid ha messo in ginocchio diversi istituti paritari. Con la conseguente problematica che, qualora chiudessero, molti studenti delle scuole private si riverserebbero in quelle pubbliche, sovraffollandole e mettendo a rischio il distanziamento fisico. Come sostenere il sistema dell’istruzione?

«Il nostro approccio è quello di valorizzare la scuola pubblica. Gli istituti privati sono espressioni del mercato, e come ogni altra impresa devono sostenersi e affrontare i rischi imprenditoriali. Se invece si tratta di una scuola di ordine confessionale, ritengo sia responsabilità della comunità religiosa di riferimento, sostenerla. Seguendo il criterio costituzionale secondo cui le scuole non pubbliche devono sostenersi senza l’aiuto dell’istituzione pubblica».

Il trend di contagi e ospedalizzati torna a rialzarsi. Quali metodi sono in programma per evitare una nuova chiusura totale di scuole e atenei?

«Bisogna innanzitutto garantire gli spazi adeguati e su questo le Marche hanno rispettato abbastanza bene i criteri da seguire. Il problema strutturale, ancora una volta a carattere nazionale, è quello mai risolto dell’inadeguatezza degli edifici scolastici, spesso obsoleti e non a norma. Altro elemento da risolvere è quello dei trasporti, possibile fonte di contagi. Data l’impossibilità di assumere all’improvviso tanti autisti e di comprare tanti autobus, l’unica soluzione attuabile resta quella di ragionare su orari differenziati».

Le lancio una provocazione. Nel 2011 è stata fondata la Consulta regionale dei giovani, rimasta però in sordina. Secondo lei è auspicabile istituzionalizzare un organo che favorisca maggiormente il confronto fra politica e giovani, inteso come forum regionale volto a promuovere questo dialogo?

«È molto facile che consulte e forum diventino un carrozzone inutile, se alle spalle manca un tessuto di livello comunale e provinciale che faccia da raccordo. I giovani in sé sono una categoria astratta e difficile da maneggiare. A me pare invece necessario intervenire, anche attraverso un forum, partendo dall’associazionismo giovanile, nella sua eterogeneità. Per fare in modo che i giovani già aggregati nelle Marche, con una loro rappresentanza istituzionalizzata in precedenza, possano trovare voce concreta dentro un forum di questo tipo. Naturalmente, un progetto simile va integrato con politiche che si occupino attivamente del disagio giovanile, a favore di ragazzi che purtroppo non studiano, non lavorano o presentano problemi sociali e personali».

L’intervista completa è disponibile sul nostro canale YouTube:

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