Regionali Marche, Mercorelli: “Sanità e scuola, prima il pubblico”

Gian Mario Marcorelli, candidato presidente alle elezioni regionali delle Marche del 20 e 21 settembre per il Movimento 5 stelle
Gian Mario Marcorelli, candidato presidente per il M5S.

In vista delle elezioni regionali, previste per il prossimo 20 e 21 settembre, multiTasca ha deciso di fare la sua parte. In collaborazione con l’associazione civitanovese “Veder crescere con il dialogo”, per il progetto “Io Desidero”, nato su idea di Andrea Foglia, abbiamo chiesto ai principali candidati che hanno voluto incontrarci, i rispettivi progetti in tema di politiche giovanili. A ridosso del voto, il nostro unico obiettivo, pienamente condiviso dal Dott. Foglia, è infatti quello di informare studenti e giovani lavoratori marchigiani circa le proposte e le idee messe in campo dai maggiori candidati Presidenti di regione.

Vedere crescere il dialogo, logo dell'omonima associazione di Civitanova Marche.
L’iniziativa “Veder Crescere il Dialogo”, su idea di Andrea Foglia

La terza tappa di questo nostro percorso ci ha visto incontrare il candidato del Movimento 5 stelle, Gian Mario Marcorelli

I soldi del Recovery Fund arriveranno anche nelle Marche. Quali investimenti strutturali saranno finanziati nel settore universitario? 

«La mia idea iniziale, forse anche utopistica, era invitare gli atenei a ricoprire un ruolo assessoriale. Attualmente non è formalizzabile come proposta. Si potrebbe fare attraverso qualche percorso più articolato, attraverso un responsabile, perché servirebbe comunque una persona fisica a ricoprire il ruolo. Sarebbe comunque molto interessante realizzarlo: spesso viene dimenticato che gli assessori sono sì persone di fiducia del sindaco (nel caso dei comuni), ma sono anche persone che devono attuare la linea politica con competenze specifiche. L’assessore non deve essere una persona eletta, ma anzi dovrebbe essere nominato per merito. Le università vanno messe a sistema come spina dorsale dell’amministrazione regionale. Ricoprono un ruolo, per esempio per politiche ambientali è necessario consultare anche le università, eppure la consultazione lascia il tempo che trova. Spesso è un semplice foglio con 10 righe di circostanza. L’università viene messa a sistema in maniera marginale, mentre io vorrei integrare l’università in maniera realmente produttiva».

Attraverso quali fondi e quali investimenti? Su quali campi?

«Primo punto è affrontare la battaglia più o meno nota tra le università marchigiane. Chiarire e riequilibrare queste dinamiche, perché altrimenti ne facciamo una questione di campanile da cui è difficile uscire. Come si fa? Camerino, ad esempio, sta costruendo un gigantesco centro studi e ricerca. L’ateneo dovrebbe diventare un centro in cui i giovani ricercatori vengono pagati per fare ricerca: rilanciamo le eccellenze del territorio, superando le logiche faziose».

A proposito dell’università di Camerino c’è un problema di alloggi, ne mancano circa 6500. Voi avete pensato a risolvere questo problema insieme al rettore?

«No, non ci abbiamo pensato. Non ti racconto favole. Gli alloggi dell’Università di Camerino sono in parte ancora in costruzione. Ne mancheranno sempre, soddisfare tutta la richiesta è una favola che qualcuno sosterrà, ma non io. Tecnicamente è però un’operazione impossibile. Camerino è anche un comune che ha necessità di essere ricostruito, per cui quando torneranno affitti possibili forse parte di questo problema si compenserà. Fare gli alloggi per tutti è una idea non praticabile».

Università di Camerino
Università di Camerino.

Spesso parliamo del fatto che il tessuto economico sociale italiano è fatto di piccole e medie imprese, però c’è uno scarto sostanziale tra le competenze e le conoscenze che si imparano all’università, volte all’industria 4.0 e a modelli più avanzati, e ciò che il tessuto marchigiano presenta. Gli studenti perciò non si inseriscono in imprese poco sviluppate. Voi avete pensato di finanziare programmi di digitalizzazione di queste aziende?

«Sì, abbiamo pensato alla digitalizzazione strutturale, ma ciò è scontato: digitalizzare una regione che è indietro di trent’anni sotto questo punto di vista è scontato. Questo ammodernamento aiuterebbe tutte le categorie, non solo i giovani neolaureati o studenti. Le faccio un esempio: la sorella della mia compagna vive a Grenoble e la macchina che serve per acquistare i biglietti dei mezzi pubblici è stata progettata da uno studente dell’università della città e poi acquistata dal comune. Il comune di Grenoble è particolarmente attivo nelle politiche socio-giovanili, altrettanto dobbiamo esserlo noi».

Con investimenti anche pubblici, non solamente privati.

«Assolutamente, cambiando però totalmente punto di vista. I giovani sono schiacciati da una macchina di nessi causa-effetto utilitaristici. Vivono in una condizione di subordinazione ai baroni ai vari livelli. Basta aprire le porte, senza fare grandi rivoluzioni e voler cambiare paradigma. Riprendo l’esempio precedente, a Grenoble questo ragazzo ha svolto una tesi su una macchina per vendere biglietti e il comune gliel’ha acquistata: così funziona. Bisogna promuovere i ragazzi, consentirgli un accesso».

Venture capital e Startup sono modelli vincenti in Italia, ma non nelle Marche, dove di fatto non sono presenti. Servirebbero fondi specifici, voi li avete programmati? Avete pensato a delle collaborazioni? Anche utilizzando fondi europei.

«Intanto, i fondi europei sono utilizzati per il 30% nelle Marche. C’è quindi un problema di mancanza di fondi. Le start-up devono essere finanziate davvero, perché rappresentano la chiave di volta per l’economia del futuro, non deve essere dato loro un contentino. Bisogna integrarle concretamente nella realtà amministrativa. Il problema però risale alle appartenenze partitiche: “se non se uno dei miei non lavori”». 

La nostra è una regione fondamentalmente artistica. Gli studenti di conservatorio, accademia e i giovani artisti sono forse coloro che hanno sofferto di più a causa della pandemia. Come favorire, al termine di questa crisi e al netto delle possibilità che la situazione offre, il rilancio di lungo periodo di eventi culturali?

«Le Marche sono una delle poche regioni che hanno un teatro in ogni comune. Il teatro è la chiave di lettura per capire la familiarità e l’affetto che il popolo marchigiano prova verso l’ambito culturale e artistico. Una proposta: perché non mettiamo a sistema tutti i teatri delle Marche senza considerare l’asse Nord-Sud e ragionare per vallata? Il famoso “pettine” delle vallate delle Marche, ragioniamo in quei termini. Costruiamo dei percorsi gratuiti di auto-promozione, offriamo la struttura, i luoghi in cui i giovani artisti possono proporsi. Questa è la sola strada praticabile. Ancora una volta, è una questione di volontà».

Conservatorio Rossini di Pesaro

Arriviamo al tema più dolente, quello sanitario. In Italia mancano le borse di studio degli specializzandi, nelle Marche è stato costruito un polo Covid che scarseggia di medici e in generale manca il personale sanitario. Come rilanciare il sistema sanitario regionale e riportare i medici in corsia?

«Per pianificare uno sviluppo delle professionalità necessarie alla sanità ci vuole tempo. Una laurea in Medicina o in Radiologia richiede tempo. Bisogna promuovere la specializzazione, ma non escludo che si possano attrarre tutti quei tecnici ed operatori che sono attualmente in campo privato. Per quanto mi riguarda, infatti, la sanità deve essere esclusivamente pubblica. È stato fatto un passo avanti favorendo le borse di studio. Ora è necessario attrarre i giovani, non si può rendere la sanità un deposito. Deve essere un settore attraente attraverso una buona posizione di lavoro e una buona prospettiva di carriera».

Lei ha parlato di dicotomia pubblico-privato. L’istituto Bruno Leoni di Milano ha stilato una ricerca di recente in cui si evidenzia la possibile chiusura di molti istituti scolastici privati e il possibile travaso di studenti verso quelli pubblici. Questo mette in difficoltà le scuole, già alla presa con i problemi di distanziamento fisico. Voi avete pensato a questa difficoltà degli istituti paritari delle Marche? 

«Il pubblico ha il dovere di gestire lo sviluppo culturale del popolo italiano. È un dovere costituzionale e non può essere derogato. Se il privato sceglie di essere tale, nella sanità così come nell’istruzione, deve essere in condizione di competere nel mercato in cui si propone». 

Con il rischio associato all’impresa.

«Esatto. Banalmente: se non riesci a tenere aperto chiudi. Vale per migliaia di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori. Non me la sento di fare discriminazioni. Se non sei competitivo chiudi, mi dispiace per le forze lavoro, ma la questione si svolge in questi termini».

Dovesse riacutizzarsi la pandemia avete pensato ad un piano per evitare la chiusura delle scuole oppure seguirete ciò che il Governo e il Cts propongono?

«Credo che le potenzialità e le scelte per affrontare un tema così complicato e interconnesso, come una pandemia, debbano restare in capo al governo, e, a livello regionale, ci si debba attenere a quanto stabilisce il governo».

Passiamo infine a smart working e digital divide. Nelle Marche la banda ultra larga in tanti comuni interni e meridionali non è ancora presente. Avete pensato ad un piano specifico per ampliarla e per fare in modo che diventi un’opportunità e non più un’emergenza?

«C’è un piano ed è giusto farne un discorso relativo all’opportunità. Un giovane professionista, ad esempio, che si occupa di stampa 3D, ha necessità di una buona infrastruttura digitale, di un buon cavo di fibra. Si può fare in conto capitale di comuni. Sembra un’assurdità perchè non se ne parla mai ma l’ultimo miglio di cavo è monopolio dei comuni. Le amministrazioni dell’entroterra potrebbero strutturare una rete autonoma di fibra ottica, utile a tantissimi servizi e che potrebbe anche diventare oggetto di promozione del territorio. Soprattutto, attirando nuovi giovani». 

È favorevole quindi al progetto della rete unica e Tim Open Fiber?

«Io sono favorevole a qualsiasi infrastruttura di distribuzione pubblica di beni comuni o di beni di primaria importanza».

Nel 2011 è stata fondata la consulta regionale dei giovani, che funziona a singhiozzo. I giovani soffrono il rapporto con le istituzioni. Sarebbe consigliabile, e se sì in quale forma, l’istituzione di una sorta di Forum regionale che accorpi le realtà locali, che possa favorire il rapporto tra istituzioni regionali e i giovani?

«Un’associazione chiamata Osservatorio di Genere, ha vinto di recente un bando europeo per far scrivere ai ragazzi dell’ultimo anno di superiori una legge sull’hate speech e il cyber bullismo. La fase finale si è svolta a Senigallia, io ho partecipato. Vedere giovani così appassionati e così curiosi di ogni aspetto della politica dà immediatamente la cifra di quanto il loro rapporto con le istituzioni sia importante. Non ho mai ritenuto nessuno inferiore a me, come spesso i politici fanno. C’è sempre da imparare da tutti e il coinvolgimento di chi dovrà vivere il mondo fra trent’anni è fondamentale. I giovani devono stabilire cosa saranno le Marche o l’Italia fra trent’anni e per me le porte nei loro confronti sono spalancate».

L’intervista completa è disponibile sul nostro canale YouTube:

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