Cosa succede tra Armenia e Azerbaijan? La guerra senza fine in Caucaso

Domenica 27 settembre si è assistito ad un’escalation militare nel Caucaso, che vede coinvolte Armenia e Azerbaijan, riguardo il territorio conteso di Nagorno-Karabak, provincia ufficialmente sotto il governo azero

Territorio del Nagorno-Karabakh situato all’interno dello Stato azero.

La provincia autonoma, seppur non riconosciuta tale, del Nagorno-Karabak si trova al confine fra Armenia e Azerbaijan. Gli scontri nascono dal fatto che la popolazione della zona è in maggior parte di origine armena: questo genera forti spinte separatiste. Le tensioni nell’area sono sempre state presenti, tuttavia in passato, grazie alla presenza del URSS, erano mediate dal fatto che il governo centrale aveva sede a Mosca. A seguito della disgregazione dell’Unione Sovietica, nel 1991, la regione del Nagorno-Karabak si trovò sotto il governo della neonata Repubblica dell’Azerbaijan. I contrasti etnici hanno esacerbato gli scontri svoltisi a partire dai primi anni novanta, i quali portarono alla cacciata delle truppe Azere e all’autogoverno della regione.

Da allora, il Nagorno-Karabak acquistò una sorta di indipendenza, seppur non ufficiale, rispetto al governo centrale di Baku. Nonostante un negoziato di pace siglato nel 1994, le tensioni non sono mai scomparse e anzi spesso sono tornate a farsi sentire. L’ultima volta, questa domenica di settembre.


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Gli scontri di queste settimane

Gli spari sono ripresi all’alba di domenica 27 settembre, quando l’Azerbaijan ha lanciato un’offensiva coordinata, tra Esercito e Aviazione, contro la provincia autonoma. Tuttavia, al momento non è possibile stabilire quale schieramento abbia iniziato per primo gli scontri, in quanto entrambe le parti si accusano. I rappresentanti cristiani della popolazione armena dichiarano che lo Stato azero, a prevalenza musulmana, abbia aperto le ostilità con questa offensiva. Mentre il ministero della Difesa dell’Azerbaijan ha dichiarato che l’attacco sarebbe stato una risposta agli scontri, avvenuti nei giorni precedenti, sul confine tra i due Paesi. I quali avrebbero visto le truppe armene conquistare sette villaggi situati nei pressi della frontiera.

Secondo le dichiarazioni del Presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliye, l’Armenia si sarebbe preparata da tempo per scatenare questo conflitto. Come testimoniato dai suoi stessi tweet datati 25 settembre, due giorni prima dell’inizio dell’attacco azero.

Post dal profilo Twitter del presidente azero Ilham Aliye, datato 25 settembre.

Le forze armene, seppur preparate allo scontro, hanno dovuto dichiarare la legge marziale e la mobilitazione generale per supportare lo sforzo di guerra. La controparte azera, dal canto suo, si è dichiarata pronta a sostenere l’impegno militare senza richiamare la popolazione civile, essendo i ranghi dell’esercito al completo. Ma, data la gravità degli eventi, è stata comunque dichiarata la legge marziale in Azerbaijan.

Il 28 settembre, giorno seguente all’inizio degli scontri, gli ufficiali cristiani hanno dichiarato che 32 militari armeni sono rimasti uccisi nell’attacco azero, così come due civili. Sono state altresì riportate perdite militari, in termini di uomini e mezzi, in seno alla controparte azzera. La quale tuttavia non ha confermato o smentito la notizia.


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Uno sguardo globale: il ruolo di Turchia, Russia e Stati Uniti

Il Presidente turco Erdogan, tramite il ministro degli Esteri Mevlüt Çavuşoğlu, si è immediatamente dichiarato pronto a fornire supporto militare all’Azerbaijan. Secondo quanto riportato da Reuters, un contingente di mercenari siriani sarebbe già stato inviato nella regione del Nagorno-Karabak. Se la notizia venisse confermata da ulteriori fonti, dimostrerebbe un coinvolgimento triangolare – situazione già presente in Siria e Libia – della Turchia lungo le sue aree d’interesse, tramite proxy war.

La Russia chiede la pace tra i due schieramenti, consapevole che gestendo bene il suo ruolo nel conflitto sarebbe in grado di mantenere potere e influenza su entrambe le fazioni. Ponendo al contempo un fermo all’ascesa turca. Va tuttavia contestualizzata la posizione del Cremlino, che si trova ad oggi a vendere armamenti al governo azero in cambio di diritti sui suoi grandi giacimenti di gas naturale.

La Russia condivide il ruolo decisionale assieme a Stati Uniti e Francia, con i quali forma il triumvirato a capo del Gruppo di Minsk, in seno all’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Tavolo di lavoro creato appositamente proprio dall’OSCE, a seguito degli scontri nella regione del Nagorno-Karabak negli anni novanta. L’organizzazione, in concerto con l’UE ed il Consiglio di sicurezza ONU, auspica un cessate il fuoco immediato e un ritorno ai negoziati. Ma stavolta, un auspicio potrebbe non bastare.

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