Aggiornamenti dal fronte Orientale: nel Caucaso gli scontri non cessano

Nella provincia azera del Nagorno-Karabakh l’accordo sul cessate il fuoco non ha portato ai risultati auspicati. Entrambe le parti si accusano di averlo violato. Spuntano inoltre nuove prove riguardo al coinvolgimento turco e la noncuranza russa nel Caucaso.

Domenica di devastazione a Stepanakert, la capitale del disputato territorio del Nagorno-Karabakh. Concessione di Sergey Ponomarev, The New York Times

Mosca: risale al 10 Ottobre la ratifica di un trattato riguardo il “cessate il fuoco” posto in essere tra i ministri degli Esteri di Armenia ed Azerbaigian. L’accordo, patrocinato dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, avrebbe dovuto portare ad una tregua umanitaria volta allo scambio reciproco dei prigionieri e dei cadaveri dei caduti. La tregua iniziata alle 12:00 ora locale (GMT +3) non è durata più di dodici ore. Appena passata la mezzanotte entrambi gli schieramenti già si accusavano di aver violato la tregua.

Risultato migliore non è stato raggiunto con la sospensione del conflitto del 17 Ottobre. Il cessate il fuoco sarebbe dovuto iniziare alla mezzanotte, ora locale, è stato violato appena 5 minuti dopo a causa della ripresa delle ostilità da parte delle truppe azere. Come riportato dalla addetta stampa della Difesa armena.

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Cosa succede sul campo?

Gli scontri hanno inevitabilmente colpito anche la popolazione civile del Caucaso. Durante queste ultime settimane sono avvenuti bombardamenti che hanno coinvolto le principali città della regione.

Fortemente danneggiata da bombe azere è stata la capitale del Nagorno Karabakh, Stepanakert. Le truppe di Baku hanno concentrato i loro sforzi al fine di conquistare i villaggi di confine.
Mentre gli attacchi dell’esercito armeno si sono concentrati nei pressi della città di Ganja. Apparentemente lontana dal conflitto, in città è presente un’importante base dell’aeronautica azera. Anche il centro di Mingecevir, sede di un’importante centrale idroelettrica che rifornisce il paese grazie alla presenza del lago artificiale omonimo, è stato vittima di missili armeni. Come riportato dal capo degli Affari esteri dell’Azerbaijan, Hikmet Hajiyev.

Secondo un’indagine di Bellingcat, al 16 Ottobre, sarebbero stati uccisi 81 civili, 47 in Azerbaijan e 34 in Armenia. Mentre altre centinaia di persone sono state ferite. Il sito rilancia poi un video secondo il quale le forze speciali azere si sarebbero macchiate di crimini di guerra giustiziando due civili inermi, imprigionati nella città di Hadrut. Area contesa nel sud del Nagorno Karabakh.

Nessuno dei due schieramenti è pertanto esente da colpe. Purtroppo si sa, anche se si tende a dimenticare, che la guerra viene decisa per conto di pochi, ma a subirne le conseguenze è sempre la popolazione civile.

Reportage di Sky news, 5 ottobre 2020, che mostra come gli scontri coinvolgano la popolazione civile in entrambi gli schieramenti

Gli attori esterni

Con lo sviluppo del conflitto si è dispersa la coltre di nebbia che circondava i combattimenti. Sono emersi gli stati coinvolti e la posta in gioco. Seppur i presupposti della guerra siano di natura etnica, religiosa e indipendentista, le potenze adiacenti inseguono interessi più o meno velati sull’area.

Come sostenuto dal giornalista Anthony Samrani in un articolo pubblicato su Internazionale, gli attori sono molteplici e tutti con obbiettivi geopolitici differenti. L’interrogativo è se essi siano veramente disposti a mettere in campo i loro eserciti al fine di perseguirli. Oppure preferiscano adottare uno stile d’ingaggio meno classico, e più contemporaneo, come una proxy war, o guerra per procura, per diminuire così il grado di coinvolgimento.

Israele

Il bilancio di Israele dipende fortemente dalle esportazioni di armamenti e tecnologie militari. L’industria militare non può far altro che giovare dalla guerra in atto, in quanto fornitrice dell’Azerbaijan. Inoltre, a vantaggio dello stato ebraico, il crescente nazionalismo azero potrebbe espandersi e fomentare richieste in precedenza surreali. 15 milioni di cittadini iraniani sono infatti di origine azera. Pertanto una vittoria dell’Azerbaijan potrebbe portare ad una destabilizzazione sociale all’interno della Repubblica Islamica dell’Iran, storico nemico dello stato sionista.

Turchia

La Turchia di Erdogan, in linea con il Genocidio degli armeni di un secolo fa, non potrebbe che vedere di buon occhio l’indebolimento dello stato cristiano. Assecondando questa logica la Turchia è la maggior sostenitrice politica e militare dell’Azerbaijan. Fornisce appoggio politico internazionale e rifornimenti di armamenti, in special modo droni, in concorrenza ad Israele. Inoltre è partner ed alleata militare del vicino stato musulmano sciita, l’Azerbaijan. L’ultima esercitazione congiunta risale a luglio, quando per lo meno 11.000 truppe turche sono state schierate in Azerbaijan, assieme a componenti dell’aviazione e a mezzi corazzati. Infine è di poche settimane fa la notizia del coinvolgimento, patrocinato e diretto dalla Turchia, di miliziani islamici provenienti dalla Siria.

Russia

La Russia, per ragioni storiche, considera l’area degli scontri come terreno della propria influenza, e sembra esser diventata l’arbitro del conflitto. Tuttavia ricopre un ruolo singolare, causato dal doppio gioco seguito negli ultimi anni. Con l’Armenia condivide il patto di cooperazione militare legato all’appartenenza all’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO) e al sistema congiunto di difesa aerea della Comunità degli Stati Indipendenti, nata dopo lo scioglimento dell’URSS. Tuttavia vi sono screzi tra le due leadership politiche da quando l’Armenia si è spostata verso un polo democratico a seguito delle elezioni politiche del 2016. Mentre con il ricco stato dell’Azerbaijan gode di ottimi rapporti economici legati al settore militare ed energetico.

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