Etiopia: i contrasti culturali portano ad un nuovo conflitto etnico

Dopo un lungo periodo di tensione causata da differenze socio-culturali, il 4 novembre, si è assistito ad una escalation militare tra Governo e il Tigrayan People’s Liberation Front (TPLF) per il controllo del potere.

Divisione regionale del territorio etiope e rispettive etnie maggioritarie
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L’Etiopia è un caso singolare nel continente africano. Nella sua storia è l’unico territorio a non essere mai stato conquistato dai colonizzatori europei. Nell’ultimo secolo Addis Abeba è stata dapprima guidata dall‘Imperatore Hailé Selassié; poi dal governo militare provvisorio dell’Etiopia socialista (DERG), dal 1974 al 1991. Dal crollo della dittatura militare le redini del governo vennero prese dall’Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPDRF). Il cui scopo era quello di pacificare la situazione interna, aggravata dal conflitto con la secessionista regione dell’Eritrea.

L’EPDRF salì al potere come una grande coalizione, guidata da Meles Zenawi, che attraverso una serie di politiche mirate aveva l’ambizione di  risollevare l’economia nazionale e sedare allo stesso tempo le indigeste lotte interne. Questi progetti consistevano nella creazione di un sistema federale affiancato dalla promozione delle differenze culturali nel rilancio economico. Culminando con un’equa distribuzione delle risorse tra le diverse etnie.

Distribuzione della popolazione sul suolo etiope
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Tuttavia ben presto il sogno si distinse dalla realtà. L’EPDRF che sulla carta si presentava come una coalizione partitica ad espressione delle varie entità regionali, si mostrò presto come mezzo politico di un gruppo ristretto. Le genti provenienti dalla regione del Tigray, facenti parte della corrente del TPLF,  monopolizzarono la guida del partito.

Quest’effettiva presa di potere, politico e militare, nelle mani di una singola comunità ha fatto sì che solo quest’ultima potesse godere del programma politico precedentemente approvato. Nondimeno il governo dell’EPDRF dal momento della sua ascesa non riuscì mai a pacificare i rapporti con la vicina Eritrea. Reduce di una sofferta indipendenza dal regime del DERG che causò un vero e proprio conflitto etnico interno allo Stato.

Tutto pareva immobile fintanto ché…

Tutto pareva immobile fintanto che nel 2018 la guida della coalizione dell’EPDRF venne affidata ad Abiy Ahmed, ex-agente dei Servizi segreti di origine Oromo. Il quale fin da subito parve voler ridurre le differenze economiche interne, pacificare i rapporti con il vicino Stato dell’Eritrea ed indurre “fair and free election per il 2020. Abiy riuscì così bene ad acquietare la situazione da vincere il premio Nobel per la pace l’anno seguente al suo insediamento.

Il premier etiope Abiy Ahmed ritira il premio Nobel l’11 Ottobre 2019.
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Il premier etiope iniziò inoltre a marginalizzare l’operato del TPLF nella coalizione. La corrente rappresentante le genti del Tigray, era rimasta al potere ininterrottamente dal colpo di stato contro il DERG, monopolizzando le alte cariche dell’esercito. Aby arrivò a creare una nuova entità politica, con lui al vertice, chiamata Prosperity Party. Non era certamente prevedibile, se non in parte, che questo stravolgimento dei vertici di comando sarebbe potuto sfociare in un conflitto etnico interno allo Stato.

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Le tensioni tra la popolazione del Tigray ed il Governo centrale sono esplose a seguito della posticipazione delle elezioni nazionali a causa della pandemia da COVID-19. Nel settembre di quest’anno nella regione del Tigray si sono tenute ugualmente le elezioni regionali, che hanno visto la vittoria assoluta dell’unica lista presentatasi: il TPLF. Abiy non si è attardato a dichiarare l’atto illegittimo e incostituzionale.

L’escalation militare

Il corso degli eventi è degenerato il 4 Novembre quando milizie del Tigray hanno attaccato una base governativa nel nord del paese, con l’intenzione di cacciare le truppe governative e razziare materiale bellico. La risposta governativa non si è fatta attendere. Come dichiarato in un tweet dall’account del Primo ministro pare che le forze terrestri abbiano risposto in un primo momento, per certo l’accesso ad internet è stato chiuso in tutta la regione. Mentre nei giorni seguenti attacchi aerei hanno preso di mira le postazioni dei ribelli.

Molteplici sono state le richieste internazionali di cessare il fuoco e porre fine al conflitto etnico, ma al momento il Primo ministro Abiy sembra non voler terminare lo scontro senza aver prima sconfitto militarmente la regione del nord.

Obiettivo che potrebbe esser stato raggiunto nella giornata di Sabato 28 Novembre. Giorno nel quale Abiy ha dichiarato che l’Esercito governativo è riuscito ad occupare e conquistare Mekelle, capitale della regione. E che pertanto le operazioni militari nel Tigray sono ora state completate e concluse. Tuttavia la BBC riporta che il TPLF non si è arreso, ha semplicemente spostato i combattimenti dalla città alla periferia, dove la guerriglia è lo strumento migliore.
Infine rapporti UE riportano la difficoltà delle popolazioni autoctone della regione nel reperire beni di prima necessità, che in aggiunta al clima di instabilità portano molti soggetti a migrare nei campi profughi situati nel vicino Sudan.

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