Essere tagliati fuori

Tra pandemia e sviluppi tecnologici, la vita reale si intreccia sempre più con il virtuale. Non senza pericoli

tagliati fuori-social network

Esiste un tipo di ansia sociale, sviluppatasi di pari passo con i mezzi di comunicazione moderni e i social network, che consiste nella preoccupazione compulsiva di perdere opportunità di interazioni sociali. L’acronimo che la identifica, “FOMO”, sta infatti per l’inglese fear of missing out. Traducendo: la paura di essere “tagliati fuori”.

Risulta superfluo ormai sottolineare come, perennemente collegati a una rete internet, siamo incessantemente bombardati da notizie, foto e aggiornamenti, che ci riguardano più o meno da vicino. Ogni notifica è una scarica di dopamina da parte del nostro cervello, il che significa semplicemente gratificazione immediata, un bel sospiro di sollievo da parte del nostro sistema nervoso che per un attimo si rilassa, ma l’attimo dopo ne richiede ancora, ancora di più.

Basta un veloce gesto della mano per entrare in contatto con chiunque, per sapere cosa stanno facendo le persone che conosciamo e anche quelle che non conosciamo. Sappiamo cosa mangiano, che luoghi frequentano, ci facciamo un’idea di come debbano essere belle le loro vite e inevitabilmente le confrontiamo con le nostre, che appaiono sempre più pallide e sbiadite, mediocri. Le immagini colorate che scorrono sotto i nostri occhi ce li riempiono, li soddisfano nella loro sete di forme e colori e noi potremmo continuare a scorrere ad oltranza, a cercare affannosamente non si sa cosa.

Leggi anche: Perché io no? I social network e l’invidia digitale

Abbiamo costantemente notizie sul mondo, ogni parte del pianeta è a portata di mano. Sentiamo tante cose, leggiamo di tanti eventi, tanti nomi, tante lotte, tante leggi, tanti scandali, ma alla fine, quando decidiamo di chiudere quella finestra sul mondo e restare soli con noi stessi la solitudine è totale e lo è anche il senso di confusione. Non sappiamo come gestire quella mole di informazioni, né come interpretarla, quindi la prendiamo e la posiamo lì.

tagliati fuori-social network

Manca il cruciale momento della rielaborazione degli eventi e per questo sentiamo tutto come estremamente vicino, ma anche come estremamente estraneo a noi, come se non ci riguardasse veramente. Abbiamo paura di non riuscire a stare al passo con il mondo che sembra correre e noi, se ci distraiamo anche solo un attimo, rischiamo di perdere il passo. Ci sentiamo quasi in dovere di sapere e capire immediatamente quello che succede e fin troppo spesso anche di commentare, come se esprimere la nostra opinione a freddo sulla rete fosse un modo per partecipare a quel mondo.

È lecito chiedersi se restare in contatto con le persone e con il mondo tramite questi strumenti equivalga a farlo fisicamente e personalmente, se i nostri connaturati bisogni di socialità e partecipazione vengano effettivamente soddisfatti o se siamo destinati a restare sempre frustrati e amareggiati per una vita che ci sembra vivere, ma che non stiamo vivendo. Se facciamo lo sforzo di immaginarci dall’esterno quando passiamo troppo tempo davanti a uno schermo, non sarà difficile scoprirci curvi, al buio, col volto illuminato da un cono di luce, la faccia passiva, soli e al silenzio.

Oggi che siamo costretti a preferire questo tipo di socialità, forse sentiamo in noi qualche embrione di ribellione scalpitare. Abbiamo ringraziato a piena voce l’esistenza dei social network durante i mesi del lockdown, lo facciamo ancora adesso con la seconda ondata che, se non ci sta chiudendo del tutto in casa, ci fa temere il prossimo e ridurre al minimo il numero delle persone con cui interagire fisicamente.

Leggi anche: 5 cose che abbiamo imparato dal coronavirus

Molto più semplice e più sicuro invece usare il telefono come punto di contatto, quando il contatto vero non è raccomandabile. Abbiamo ricostruito una normalità a partire dalle grandissime opportunità che questi mezzi ci hanno donato e questa è una dimensione totalmente nuova per l’essere umano, mai esistita prima e nei confronti della quale siamo privi degli strumenti per interpretarla. Vediamo aperti davanti ai nostri occhi mondi che mai avremmo potuto immaginare di toccare con mano, proviamo sensazioni che nessuno ha mai provato prima e i giovamenti che ne traiamo sono visibili e tangibili.

tagliati fuori-social network

Per fare un esempio, sembra che l’utilizzo dei social network abbia permesso in questi ultimi mesi di combattere in molti casi la solitudine senile, di quegli anziani penalizzati in quanto tali, costretti a stare ancor di più isolati di quanto non fossero perché più a rischio degli altri; e non è difficile immaginarlo: tutti abbiamo sperimentato la bellezza di una videochiamata giusta al momento giusto, magari in un attimo di sconforto in cui quello di cui avevamo bisogno era solo un viso amico da veder reagire davanti a noi e alle nostre parole. Per non parlare di quanto sia stato importante per molti poter continuare a lavorare e studiare anche nell’impossibilità di muoversi da casa, perché la vita nonostante tutto non si è mai fermata e non andava fatta fermare.

Leggi anche: God save smart working

È una vita nuova però, che si è affermata velocemente per cause di forza maggiore, alla quale ci stiamo adattando in corso d’opera e che porta con sé nuovi disagi. Ci stiamo abituando a lavorare e seguire lezioni o corsi online a tal punto da rischiare di perdere di vista il rischio di alienazione al quale ci espongono. Pur credendoci circondati da voci e persone in realtà siamo soli tra quattro mura, impossibilitati a fare esperienza vera del mondo, che non è mai stato questo, è sempre stato un mondo di persona. Un mondo in divenire, da vivere sul momento, con tutte le sue scomodità, ma che dà senso alla nostra esperienza quotidiana. Un mondo di acquisizioni faticose, corse, incontri casuali e umanità che dobbiamo cercare di strappare alla forte tentazione di comodità e di semplificazione.

Alla tecnologia possiamo delegare tanto per facilitarci l’esistenza quotidiana, cerchiamo però di preservare il contatto umano e, quando l’emergenza sarà passata, riempiamo piazze, affolliamo strade, compriamo giornali, sentiamo musica dal vivo. Non c’è vita su internet dalla quale possiamo essere tagliati fuori, non c’è notizia fulminea o video virale che non saranno sostituiti da altri nuovi di zecca poco dopo. Non escludiamoci da un’imperfetta e irripetibile vita fuori. Non riproducibile, solo interpretabile. Volendo affollata, ma volendo anche solitaria. Piena di sbagli, ma totalmente e unicamente nostra.

Commenta