La riscoperta della Nazionale

nazionale italiana

E’ proprio vero che dopo aver toccato il fondo si può solo risalire. La Nazionale Italiana di calcio ne è l’esempio lampante. 13 novembre 2017, stadio San Siro di Milano: dopo aver perso la gara di andata per 1-0, gli azzurri non vanno oltre le reti bianche contro la Svezia e perdono il treno qualificazione ai mondiali del 2018. Con tutta probabilità, è il punto più basso mai raggiunto dalla Selezione Italiana in più di un secolo di storia. Eppure il pubblico si era avvicinato alla squadra, aveva fatto quadrato in un momento difficilissimo. Tutto vano. La Nazionale di Ventura non gira e le speranze degli italiani vengono spezzate.

Da quel momento l’amore per gli Azzurri sembra essere svanito. O quantomeno nascosto momentaneamente. Messo sotto silenzio da prestazioni indecenti. L’Italia calcistica passa in secondo piano. Poi la rinascita. 14 maggio 2018: Roberto Mancini diventa il nuovo Commissario Tecnico della Nazionale. Notizia che passa sotto traccia, l’accoglienza è fredda e distaccata. Inevitabile dopo quanto successo. I tifosi non si aspettano miracoli perché risalire la china sarà complicato.

Fa ancora male, ma per capire la rinascita degli Azzurri bisogna ricordare da dove si è partiti. San Siro, 13 novembre 2017; Italia-Svezia 0-0. L’Italia non si qualifica ai Mondiali.

Poi cominciano ad arrivare i primi segnali. Ancora timidi, non esageriamo, ma qualcosa di positivo si vede. Il CT Mancini si fa rispettare, crede nei suoi giocatori, sperimenta e fa sentire tutti potenziali convocati della Nazionale. Infatti, l’allenatore di Jesi convoca un record di 63 diversi giocatori. Il dato più interessante, però, risulta quello dei debuttanti, ben 32. Sono numeri che simboleggiano una rottura col passato. Un approccio totalmente diverso rispetto a quello degli “insostituibili” dei suoi predecessori. Mancini non ha paura di osare e i risultati gli danno ampiamente ragione.

L’Italia, col passare del tempo, vince ma, soprattutto, convince eccome. Fino al maledetto avvento della pandemia, gli stadi di tutto lo Stivale tornano a riempirsi di gente ed entusiasmo. Un entusiasmo ritrovato grazie al bel gioco e ai giovani che, ormai, fanno grande la Nazione calcistica. Uno su tutti Nicolò Barella, centrocampista dell’Inter, che si sta dimostrando uno dei più forti al mondo nel suo ruolo, anche grazie al lavoro di Mancini e del suo staff. Sono tornati i top player Azzurri. Finalmente.

Record di vittorie consecutive (11, battuto il record di Vittorio Pozzo); pass per Euro 2020 staccato con tre giornate di anticipo e a punteggio pieno; vittoria del girone di Nations League e qualificazione alle Final Four. Fatti inoppugnabili che propongono una Nazionale in grande spolvero. Un ritorno prepotente degli Azzurri nel cuore degli italiani che ora non vedono l’ora di sostenerli. Magari tornando ad occupare i seggiolini degli stadi. Magari in occasione degli Europei di questa estate.

La più grande prova di maturità degli Azzurri di Mancini. Vittoria esterna, di gran carattere, contro un avversario forte come l’Olanda. La firma è quella di Nicolò Barella. Quanto tempo sembra essere passato da Italia-Svezia…

Sarebbe tutto così bello e poetico se, dopo la tremenda parentesi della pandemia, gli italiani potessero tornare a gioire come una volta. Grazie alla nazionalpopolare usanza del calcio, la passione che unisce un paese altrimenti diviso. Ecco il vero successo della Nazionale di Mancini. Unire tutti. Ricordandoci sì dei momenti brutti, ma traendone una forza che potrà portarci lontano. Per poter tornare a vivere le tanto agognate “Notti Magiche” che, in un periodo come questo, ci sembrano così distanti e utopiche, ma cosparse di un alone meraviglioso di nostalgica libertà. Ce le meritiamo.

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